ADESSO GLI UFO MI VOGLIONO RAPIRE

Tratteggiata si vede una delle orme trovate sul posto del secondo incontro. Accanto c'è la scarpa numero 43 del brigadiere Nucchi

 

 

 

Così dice Fortunato Zanfretta dopo un secondo “incontro ravvicinato del terzo tipo” (del primo parlò anche a “Portobello”) – Lo hanno trovato tremante e piangente i suoi colleghi: “Cosa ne sarà dei miei bambini?”, gridava. “Non voglio, non voglio” – Come “prove” dell’incontro rimangono alcune orme sul terreno, di grandezza non umana, e un innaturale calore all’interno della sua automobile

Fortunato Zanfretta, il metronotte di Genova che ha avuto un “incontro ravvicinato del terzo tipo” con un UFO ed ha raccontato la sua esperienza alla trasmissione “Portobello” di Enzo Tortora, si è sottoposto ad una seduta ipnotica. Lo ha fatto per metter fine all’incredulità della gente che lo segna ironica mente a dito, come “quello che ha visto i marziani”. Sotto ipnosi, Fortunato Zanfretta ha rivelato una parte finora ignorata del suo racconto. Eravamo nello studio del medico ipnotista genovese dottor Mauro Moretti, mentre si svolgeva la seduta, ed abbiamo registrato le parole del metronotte. Il suo è stato un racconto strano, affascinante e in alcuni momenti incredibile. Fortunato Zanfretta, in stato di ipnosi, ha detto di essere stato rapito da mostruose creature extraterrestri e portato su un disco volante, dove lo hanno interrogato ed esaminato. I visitatori, ha detto, “provenivano dalla terza galassia” e gli hanno persino affidato un messaggio. Il dottor Moretti, al quale Zanfretta si è rivolto accompagnato dai suoi superiori, ci ha spiegato che “sotto ipnosi non si può mentire”. “Ciò che una persona ipnotizzata dice”, ha proseguito, “corrisponde a quelle sensazioni o a quegli avvenimenti che il soggetto ritiene di avere veramente vissuto”.
Prima di riferire il risultato dell’esperimento di ipnosi, ricapitoliamo i fatti.
Giovedì 7 dicembre i carabinieri di Torriglia, un paesino dell’entroterra genovese, ricevettero, dalla cooperativa “Val Bisagno” di Genova, la segnalazione dell’atterraggio di un UFO di cui era stato testimone il loro dipendente Fortunato Zanfretta, 26 anni, la sera prima, durante il suo giro di perlustrazione. Zanfretta era stato ritrovato dai suoi colleghi Walter Lauria e Raimondo Mascia in stato di choc alle 1,15 del mattino, presso la villa “Casa Nostra” in frazione Marzano di Torriglia. Non connetteva. Era spaventatissimo, e continuava a ripetere: “Li ho visti, li ho visti”. Quando si riprese, disse che coloro che lo avevano tanto terrorizzato erano “degli extraterrestri dalle sembianze mostruose”.
La villa "Casa Nostra" di Marzano di Torriglia

Dietro sua indicazione, i carabinieri si recarono sul “luogo dell’atterraggio” e lì, chiare sull’erba gelata dalla brina invernale, trovarono due impronte a forma di ferro di cavallo, aventi un diametro di circa tre metri.
Per Zanfretta fu l’inizio di una “popolarità” non prevista e forse non gradita. Giornalisti, televisioni private, poi “Portobello”: tutti volevano sentire il racconto del suo straordinario incontro. Persino la sua vita familiare ne fu sconvolta. Sua moglie, Silvana Mura, continuava a ricevere telefonate: c’era chi voleva prendere in giro suo marito, e chi invece chiedeva appuntamenti. Anche i loro due bambini, Margherita, di 4 anni, e Fabio, di 15 mesi, finirono per risentire di tutto quel trambusto che siera creato attorno al loro papà. Nella zona dove la famiglia abita, a Sampierdarena, molti non credevano al racconto di Zanfretta e lo definivano “un visionario”.L'impronta lasciata dall'Ufo sul prato ghiacciato
Prima che la seduta ipnotica avesse luogo, ci siamo fatti ripetere da Fortunato Zanfretta il racconto di ciò che ha visto e sentito nella notte fra il 6 e il 7 dicembre scorso.“Mercoledi 6 dicembre, verso le 23,30”, ha raccontato il metronotte, “mi sono recato a Marzano per il solito giro di ispezione. Arrivato nei pressi della villa “Casa Nostra” la mia auto si è improvvisamente fermata con l’impianto elettrico fuori uso. A distanza ho visto allora quattro luci che si muovevarro nel prato circostante la villa. Subito ho pensato a dei ladri e ho provato a chiamare via radio la centrale per avvertire, ma anche la radio si era misteriosamente ammutolita. Lì per lì ho pensato ad un guasto e non ci ho fatto caso. Sono sceso dalla macchina e, pistola in mano, mi sono diretto verso la villa. Nell’altra mano avevo la mia pila elettrica, ovviamente spenta. Tutto quello che pensavo in quel momento era di prendere i ladri, non si ha tempo per aver paura o cose del genere. Vicino alla villa ho visto che il cancello era aperto e la porta spalancata. Allora sono entrato e mi sono avvicinato al muro per poi saltare fuori e arrestare i ladri.

 

ALTO TRE METRI

“Proprio allora mi sono sentito spingere e mi sono voltato di botto con la pistola spianata e la luce accesa. Lì, a pochi centimetri da me, ho visto qualcosa che mi ha fatto accapponare la pelle. Era un essere mostruoso, spaventoso e molto alto. Per vederlo in viso ho dovuto alzare la pila e ho calcolato che non poteva essere meno di tre metri. Lo spavento è stato tanto che la pila mi è caduta dalle mani. L’ho raccolta e sono fuggito. Correndo, ho avvertito improvvisamente una luce enorme alle mie spalle. Mi sono voltato e sono rimasto come abbagliato da un velivolo di forma triangolare, ma molto appiattito, che si alzava da dietro la villa con un sibilo. Era molto luminoso e più grande della stessa casa; la luce era tanta che ho dovuto ripararmi gli occhi con il braccio. Si è anche svi luppato un forte calore tutto intorno”.
Da questo momento in poi la narrazione di Zanfretta si fa confusa e lacunosa. Non ricorda molto bene. Tutto quello che sa è che ha richiamato la centrale via radio e questa volta qualcuno gli ha risposto. Poi nebbia assoluta. Da notare che, in quello stesso istante, alcune persone abitanti nella vicina Torriglia vedevano un forte bagliore in direzione della villa “Casa Nostra”.
I colleghi di Zanfretta (da sinistra) Mascia, Delle Piane e Travenzoli

La prima chiamata, ricorda Carlo Toccalino, il centralinista della “Val Bisagno” che quella notte era di turno, “l’ho ricevuta soltanto verso mezzanotte e un quarto. Zanfretta urlava e diceva continuamente: “Mamma mia quanto è brutto”. Io allora gli ho chiesto se lo stavano aggredendo e lui, di rimando: “No, non sono uomini, non sono uomini”. A questo punto la comunicazione si è interrotta e io ho subito avvertito il tenente Giovanni Cassiba”.
“In effetti non sapevamo né dove Zanfretta si trovasse, né cosa fosse successo”, spiega il tenente. “Subito ho dato ordine alla pattuglia delle guardie Luria e Mascia di mettersi sulle tracce di Zanfretta, ma lo hanno trovato soltanto all’1,15 sdraiato per terra nel prato antistante la villa. Quando li ha visti è saltato su con la pistola in una mano e la pila accesa nell’altra; non li conosceva e aveva gli occhi fuori dalle orbite. Gli hanno detto di abbassare la pistola ma lui non sembrava nemmeno capire. Alla fine hanno dovuto saltargli addosso e disarmarlo. Quello che è strano è che aveva gli abiti caldi nonostante il freddo pungente che c’è da quelle parti. Inoltre sia il cancello sia la porta della villa erano regolarmente chiusi. Ben visibili i segni dell’atterraggio dell’UFO”.
Gli stessi carabinieri nutrono pochi dubbi sul fatto che un qualche oggetto volante si sia posato. Né mettono in dubbio le parole di Zanfretta. “Conosco Zanfretta da molti anni” afferma il brigadiere Antonio Nucchi, comandante della stazione di Torriglia “e ritengo di poter affermare con sicurezza che è un tipo deciso e senza strane fantasie per la testa. Quando abbiamo effettuato il sopralluogo, di giorno, lui quasi non voleva venire, tanto era spaventato. Soltanto qualcosa di eccezionale poteva mettergli addosso un timore simile. In ogni modo io ho ricevuto segnalazioni di UFO anche da altre persone che quella notte ne hanno visto uno dirigersi proprio su quella zona. Tutti tacciono fino a quando il caso non esplode, poi però si fanno coraggio e parlano. Non mi stupirei, quindi, che le cose fossero andate più o meno come le ha descritte Zanfretta”.

QUATTRO LUCI

Il brigadiere dei Carabinieri Antonio Nucchi

Questi, dunque, i precedenti della seduta ipnotica che Zanfretta ha voluto, stanco di essere preso per bugiardo da gente che si ostina a non credere al suo racconto. L’esperimento di ipnosi si è svolto il 23 dicembre in via San Sebastiano, a Genova, nello studio del dottor Moretti, al quale Zanfretta si è presentato accompagnato dal suo tenente, Giovanni Cassiba, Erano presenti anche, in veste di testimoni, Angelo Massa, psicoterapista e assistente del dottor Moretti, Giorgio Cesari, studioso di ipnologia, e Luciano Boccone, del “Gruppo di ricerche clipeologiche ed ufologiche” di Arenzano.
Nel corso della seduta è emerso che, dopo avere visto l’extraterrestre, Zanfretta non sarebbe fuggito, come lui crede di aver fatto, bensì sarebbe stato rapito e trasportato in un locale caldissimo dove lo avrebbero interrogato. Ciò spiegherebbe come mai i suoi abiti erano tanto caldi quando fu trovato, e come mai intercorse mezz’ora di tempo da quando egli lasciò la macchina la prima volta a quando vi ritornò per chiamare la centrale.
Quella che segue è la fedele registrazione della seduta ipnotica.
Dottor Moretti: “Ora, davanti ai suoi occhi, c’è un grande quadrante d’orologio, un grande orologio bianco con le lancette nere. Però questo grande orologio ha una particolarità: non va avanti, bensì va indietro. Le lancette scorrono all’indietro e noi torniamo indietro nel tempo. Trascorrono indietro i minuti, trascorrono indietro le ore, trascorrono indietro i giorni e io e lei torniamo indietro nel tempo. Sempre più indietro, sempre più indietro, sempre più indietro. Ora lei è circondato da una nebbia, una nebbia densa e lei non vede nulla perché la nebbia è il tempo che lei sta oltrepassando all’indietro. Ora noi ci troviamo al giorno 6 di dicembre, è un mercoledì, mercoledì 6 dicembre. La nebbia si dirada. è notte, sono le 23 passate, lei sta facendo il suo lavoro, si trova a Marzano di Torriglia, sta facendo il suo giro di perlustrazione. è buio e freddo. Ora ci troviamo vicino ad una villa, questa villa si chiama “Casa Nostra”. Ora io voglio che lei, pur restando nel sonno più profondo, parli. Voglio che mi racconti tranquillamente, perché io sono vicino a lei, tutto quello che lei vede. Parli forte, in modo che io la possa sentire bene. Io vedo un cancelletto, un cancelletto bianco. Mi sembra aperto, vero?”.
Zanfretta, disteso sul lettino nella penombra della stanza, comincia a dare segno di vita e sussurra un “sì”sottovoce. Il dottor Moretti, in piedi dinanzi a lui, continua, con voce suadente, a interrogarlo.
Dottor Moretti: “Che cosa c’è nel prato dietro il cancello?”
Zanfretta: “Quattro luci”.

“SIETE MOSTRI!”

mento trovati sul posto del secondo incontro con presunti alieni

Dottor Moretti: “Saranno dei ladri? Non ha paura, vero?”.
Zanfretta:“No”.
Dottor Moretti: “Mi racconti, cosa vede?”.
Zanfretta: “Canguro dalla 68, Canguro dalla 68… le luci della macchina, come mai? Le luci della macchina si sono spente”.(Evidentemente ora il metronotte sta tentando di chiamare la centrale con le parole convenzionali).
Dottor Moretti: “Parli più forte, se no non la sentono”.
Zanfretta: “Ma non mi sentono. Canguro, mi porto dentro la villa, ci sono dei ladri”.
Zanfretta ora comincia ad ansimare profondamente, il suo petto va su e giù ritmicamen te, le sue mani tremano.
Zanfretta: “Chi c’è? Che succede? Mamma… “.
Dottor Moretti: “Cosa c’è? Mi racconti. Io sono qui con lei e non può accaderle nulla. Mi racconti cosa vede”.
Zanfretta: “Madonna… Perché dovrei venire con voi? Cosa volete farmi? Cosa sono tutte quelle luci? Non voglio. Voi non siete esseri umani. Via! Cosa mi mettete sulla testa? Via! Non voglio… Lasciatemi stare…”.
Tratteggiata si vede una delle orme trovate sul posto del secondo incontro. Accanto c'è la scarpa numero 43 del brigadiere Nucchi

Appare chiaro che il metronotte sta parlando di particolari che gli sono ignoti allo stato cosciente. Sta dicendo in sostanza di essere stato prelevato e portato in un luogo luminoso e caldo dove lo hanno interrogato ed esaminato.
Zanfretta: “Non voglio che tornate. Non posso dirlo? Sì… farò come voi volete… Datemi una prova… Non mi crederanno… Quante luci… Via! Via! Via quel coso dalla testa. Aspetterò che tornate… Che caldo. Via quel coso dalla testa… Via. Siete dei mostri… Voglio andare a casa. La mia pila”.
Finalmente il metronotte è scappato, o lo hanno lasciato libero. Correndo, si ferma e vede una gran luce alzarsi da dietro la casa, poi arriva in macchina e richiama la centrale via radio.
Zanfretta: ” Cos’è tutta quella luce? Com’è grande. Mi dà fastidio. Canguro dalla 68… Canguro… Non sono uomini… Non sono uomini”.
Ora Zanfretta ritorna a parlare con qualcuno e dice: “Volete che torni alla villa? Va bene… sì”.
Poi c’è l’incontro con i suoi colleghi. Zanfretta rivive quei momenti e dice le cose che gli sono state dette là, nel prato vicino alla villa dove è stato ritrovato. “Metti giù la pistola, pensa ai bambini”, gli dice uno. “Dài, piantala”, insiste l’altro. Poi lo prendono, lo schiafieggiano, e lo portano via ancora intontito mentre continua a ripetere: “Li ho visti, li ho visti”.
Dottor Moretti: “Ora voglio che lei mi descriva bene questi esseri che ha visto. Dice che non sono uomini come noi. Li descriva”.
Zanfretta: “Sono verdi, occhi gialli a triangolo, con degli spinoni, hanno la carne verde e la pelle piena di rughe come se fossero vecchi, hanno una bocca con qualcosa che sembra ferro, hanno delle vene rosse sulla testa, le orecchie a punta, braccia con delle unghie… con delle cose rotonde…Vengono dalla terza galassia”.
Dottor Moretti: “Prima ha detto che hanno lasciato un messaggio, se lo ricorda?”.
Zanfretta: “Vogliono parlare e dicono che torneranno presto e numerosi”.
Dottor Moretti: “In che modo comunicate? Parlano la nostra lingua?”.
Zanfretta: ” No. Traducono… con l’apparecchio luminoso”.

NUOVO ALLARME

Lo spiazzo dove è avvenuto il secondo incontro di Zanfretta con presunti alieni

Quando il dottor Moretti lo ha risvegliato, Zanfretta non ricordava più niente e sosteneva di essere rimasto su quel lettino per meno di tre minu ti, In effetti lo stato di ipnosi controllato in tutte le sue fasi dal medico; è durato per oltre mezz’ora. Il metronotte non sapeva nulla di quanto era rimasto nella registrazione.
Tra i testimoni quello forse più impressionato era il tenente Cassiba. “Io a Marzano non ce lo vorrei più mandare”, diceva “Ho paura”.
Quasi a conferma dei timori del tenente Cassiba, nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 dicembre, a 21 giorni esatti dal primo “incontro”, l’allarme e scattato nuovamente nella sala operativa della “VaI Bisagno”. Zanfretta aveva preso servizio alle 22,05 e viaggiava a bordo di una Fiat 127 diretto come al solito verso Torriglia.
Alle 23,46 esatte il centrali nista di turno, Attilio Mazza, ha ricevuto dalla Beta 68 (sigla di Zanfretta) una concitata chiamata di soccorso. “Sono avvolto da una fitta nebbia e non vedo più nulla”, urla Zanfretta nella radio, “la macchi na sta andando da sola e acquista velocità. Non so cosa fare”.
In quel momento il me tronotte si trova all’uscita della galleria della Scoffera. Alle 23,50, quattro minuti dopo,

 

La Fiat 127 sulla quale viaggiava Zanfretta

 

Zanfretta chiama un’altra volta. La voce, dirà in seguito Mazza, sembra più calma e quasi obbediente. “La macchina si è fermata. Vedo una gran luce, Ora esco”.
A questo punto viene dato l’allarme. Mazza avverte la Beta 29 del brigadiere Emanuele Travenzoli e la Beta 70 del metronotte Raimondo Mascia, che si mettono alla ricerca di Zanfretta. Il centrali nista chiama anche la Eco 15 del tenente Cassiba. Questi, unitamente al dottor Tutti, direttore della “VaI Bisagno”, si mette a sua volta alla ricerca di Zanfretta.
“La notte era freddissima e pioveva a dirotto”, ricorda il tenente Cassiba. “Inoltre dalle parti di Torriglia una fittissima nebbia impediva ogni visibihità, Le ricerche sembravano ad un punto morto quando all’1,09 abbiamo udito un nuovo messaggio radio di Zanfretta: “Non so dove mi trovo, Sono vicino ad una grande luce, Ho paura, venite”.
Servendosi della radio, infine il brigadiere Travenzoli rintraccia Zanfretta. è l’1,25. La Beta 68 si trova ferma su un sentiero di montagna a 800 metri di altezza e a 4 chilometri dal più vicino centro abitato, Ma quando Zanfretta vede i fari della macchina del collega, non capisce più niente. “Sembrava un gatto selvatico braccato”, dice Travenzoli. E in effetti lo deve rincorrere, acchiapparlo e assestargli qualche ceffone per farlo tornare in sé. “Dicono che mi vogliono portar via”, dice Zanfretta tremando e piangendo, “cosa ne sarà dei miei bambini? Non voglio, non voglio..”.
Misteriosamente, nonostante la fittissima pioggia, Zanfretta ha gli abiti e il viso asciutti. “Dal naso in su”, spiega Travenzoli “era caldissimo, le orecchie erano rosso fuoco”.

HA SPARATO?

Zanfretta al momento del risveglio dall'ipnosi. Accanto a lui, sia moglie e il tenente Cassiba

Di lì a poco arrivano anche gli altri e Zanfretta viene affidato al dottor Tutti e al tenente Cassiba.”Era completamente stravolto”, ricorda Tutti “sembrava un bambino impaurito”.
Intorno all’auto di Zanfretta, sparse qua e là, il metronotte Mascia nota alcune tracce ancora fresche. Sotto la luce delle torce appaiono diverse orme di grandezza spropositata. Misurate l’indomani dai carabinieri, queste orme risultano lunghe 50 centimetri e larghe circa 20. La profondità è di 3 centimetri. Le sorprese non finiscono qui: il tetto della 127 è tanto caldo che non si può toccare. “All’interno”, dice il metronotte Francesco Meligrana, che l’ha riportata indietro a Genova “sembrava di essere in un forno”.
Di questo nuovo episodio sono stati informati sia i carabinieri sia la questura di Genova, che stanno tuttora indagando sulla vicenda. Un particolare strano è che dalla rivoltella di Zanfretta risultano essere stati sparati cinque colpi su sei. Contro chi? Per il momento il campo è aperto soltanto alle supposizioni. Zanfretta, che ora non ricorda più nulla, è stato sottoposto a una completa visita medica da uno specialista genovese che gli ha riscontrato “ipertensione nervosa da forte choc emotivo”. Per adesso i dirigenti della “Val Bisagno” gli hanno dato qualche giorno di riposo, perché si rimetta.

 

(Le foto sul caso Zanfretta sono state scattate dal fotoreporter Luciano Zeggio)

di Rino Di Stefano

http://www.rinodistefano.com/

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