AMORE O POSSESSO?

Tante persone accarezzano il sogno di una relazione sentimentale fatta di ascolto, comprensione, attenzioni, solidarietà e supporto, nella certezza che un’esistenza senza sentimento sia sprecata, anche in mezzo al successo e alla ricchezza.

 

 

 

 

 

L’amore è l’espressione di una vita piena e ricca di valore.

Ma quando parliamo d’amore, non sempre ci riferiamo allo stesso concetto.

La parola amore possiede tante accezioni e capita spesso che pronunciandola si intendano cose diverse.

Chiamiamo amore il sentimento coinvolgente, carico di affetto e di empatia che proviamo verso un bambino.

E chiamiamo amore l’impulso passionale che ci spinge a desiderare una persona.

Nel linguaggio comune, l’amore esprime il trasporto e l’eccitazione ma anche la tenerezza.

Indica l’altruismo, la generosità, la comprensione e insieme la possessività, la gelosia o l’erotismo.

Questa molteplicità di significati crea confusione e fa sì che la parola amore denoti cose differenti secondo il contesto e il pensiero di chi la utilizza.

La cultura materialista, purtroppo, ha riempito l’amore di significati utilitaristici, perdendo di vista il sentimento  disinteressato, generoso e libero.

Così oggi, quando sogniamo di vivere l’amore… immaginiamo l’arrivo di qualcuno pronto a riempirci la vita di significato, piuttosto che uno stato d’animo disinteressato, generoso e libero, capace di bastare a se stesso.

Più che un dare, l’amore è diventato un prendere.

Pretendiamo reciprocità e devozione, come se fossero presupposti indispensabili.

Vogliamo essere amati e imponiamo le nostre condizioni, convinti di poterci sentire realizzati, soddisfatti e felici, solo contando su uno scambio che ci garantisca (almeno) la reciprocità.

Ma, quando esigiamo l’amore, armati di pretese, richieste, buoni principi e rivendicazioni, ci riferiamo davvero all’amore o piuttosto parliamo di possesso?

L’amore è un modo di essere, un impulso indomabile che parte dal cuore.

Il possesso invece: reclama, misura, sfrutta, usa, giudica e, infine, impone.

L’amore è l’antitesi del possesso.

Le sue caratteristiche di generosità e libertà, lo rendono un sentimento mal visto di questi tempi.

Nel tentativo di limitarne la portata sovversiva, è stato rivestito di dogmi religiosi e di significati utilitaristici, fino a trasformare la sua energia in una trappola di contratti, regole e doveri.

E’ per questo che oggi confondiamo l’amore col possesso.

Ma amore e possesso sono incompatibili per natura, e sovrapporli genera i drammi che, purtroppo, avvelenano tante storie… d’amore.

L’amore è.

Punto e basta.

Esiste a prescindere dalla volontà.

Cammina danzando con la libertà.

In questa nostra società malata di opportunismo e di avidità, però, tante persone inseguono l’amore per soddisfare il desiderio disperato di riempire un vuoto e dare significato alla propria vita.

Sono uomini e donne spaventati dalla profondità di se stessi, in fuga dalla solitudine e ansiosi di legarsi a qualcuno, nel tentativo di evitare l’ascolto del mondo interiore.

Queste persone scambiano il possesso con l’amore e stabiliscono contratti per incatenare le emozioni e garantirsi la reciprocità.

In questo modo coltivano la dipendenza, intrappolando se stessi e il partner in un’esistenza priva di libertà e di autonomia.

“L’amore è sacrificio…” affermano, convinti di aver trovato la ricetta contro la solitudine.

Ignorano che l’amore è generoso, rivoluzionario, indomabile, libero, capace di bastare a se stesso e di darsi con gioia, senza pretendere nulla in cambio.

Tutto il contrario del sacrificio.

L’amore è un rapimento affettivo.

Un bisogno dell’anima.

Tutto il resto è interesse, scambio, guadagno, conquista, sopraffazione… e delusione!

Volere qualcuno per essere amati o per amare, non ha niente a che fare con l’amore.

E’ piuttosto un egoismo che nasconde l’angoscia della solitudine e trascina dentro gabbie di doveri, regole e dipendenza.

Segnala il bisogno di delegare ad altri le responsabilità e le paure, e l’incapacità di vivere fino in fondo la propria autonomia.

M

STORIA D’AMORE… E STORIE DI POSSESSO

 

Lidia ama Ivan e vuole vivere con lui una storia d’amore.

Insieme giurano l’uno all’altra di amarsi in eterno e vivono momenti magici di tenerezza, coinvolgimento e passione.

Ma, dopo qualche tempo, Ivan sente che il sentimento dolce e pieno di desiderio che lo legava a Lidia si è trasformato in una simpatia, senza il trasporto e l’emozione di un tempo.

Lidia però non sopporta il cambiamento del suo compagno, e tenta con ogni mezzo di ritrovare il pathos dei primi giorni.

La comprensione tra loro si fa difficile e, per evitare di alimentare in lei aspettative che non riesce più a soddisfare, Ivan decide di chiudere la relazione.

“Mi hai illuso! Sei un egoista e un insensibile! Dovresti vergognarti di te stesso!!! protesta Lidia, arrabbiata, ferita e offesa “Con te ho sprecato il mio amore, i miei sogni e il mio tempo!”

* * *

Anna mi chiede un appuntamento perché sta per sposarsi ma pensa soprattutto al modo di separarsi.

“Come mai si vuole sposare se non va d’accordo con il suo futuro marito?” le domando colpita dalla sua determinazione kamikaze.

“Perché non può farla franca in questo modo!” esclama Anna irritata, stringendo i pugni “Deve almeno passarmi gli alimenti! Io ho rinunciato ai miei anni migliori per stare con lui!!!”

* * *

Maddalena ha appena compiuto cinque anni e, per il suo compleanno, il ragazzo che abita di fronte le ha regalato un uccellino.

E’ un passerotto spaventato e la piccina lo tiene fermo grazie a una cordicella, legata a una zampetta, che gli impedisce di spiccare il volo.

Maddalena lo guarda incantata e, nel tentativo di addomesticarlo, gli porge delle molliche di pane e dell’acqua, che l’animaletto non degna di uno sguardo.

“Non puoi tenere un uccellino così, devi lasciarlo volare! Non vedi che vuole tornare dalla sua mamma?” la nonna la guarda dritto negli occhi.

“Ma io voglio che prima diventi mio amico!” protesta corrucciata la bambina.

“Diventerà tuo amico solo se lo lascerai libero. Gli amici non si tengono legati per una zampa!”

La piccola ha gli occhi lucidi, le piacciono tanto gli animali e quell’uccellino è il regalo più bello che abbia ricevuto!

Per tutto il pomeriggio cerca di non pensare alle parole della nonna ma intanto mille dubbi le frullano nella testa…

“Cosa dirà la mamma dell’uccellino, non vedendolo tornare nel nido quando è buio?”

“ Come farà a diventare grande se non mangia?”

“ Potrà vivere sempre legato?”

Quella notte Maddalena non riesce a dormire… ma la mattina dopo, appena scesa dal letto, libera d’impulso il passerotto fuori dalla finestra.

“Non tornerà più da me, vero, nonna?”

“Verrà a posarsi sull’albero che c’è di fronte a casa e si ricorderà per sempre che tu gli hai voluto bene. Così bene da lasciarlo andare!”

Carla Sale Musio

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