CESARE, IL PICCOLO GENIO CHE A 17 ANNI PRODUCE STAMPANTI 3D

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C’è chi, a 13 anni, ha già compiuto grandi imprese, o comunque ha dato segni di eccezionalità. Mozart iniziava a fare le sue tournée in giro per l’Italia. Leonardo da Vinci andava a lezione nella bottega del Verrocchio. Cesare Cacitti costruiva la sua prima stampante 3d. Classe 1999, di Dueville, in provincia di Vicenza, Cesare si barcamena come tutti i suoi coetanei tra scuola, compiti a casa e passioni. Nel suo caso, però, gli interessi hanno prodotto dei risultati: all’età di 17 anni può già vantare nel curriculum l’autoproduzione di stampanti 3d, oggetti che non sono semplici da costruire, e la nascita di una start up dedicata alla produzione di queste tecnologie.

La storia
Tutto è iniziato nel 2005: i bambini di 6 anni di solito vogliono come regalo dai genitori giocattoli, videogame o simili. Mamma e papà Cacitti, invece, si sono trovati di fronte una richiesta insolita: una stampante 3d. Cesare, infatti, aveva trovato un video su come costruire gli antenati di quegli aggeggi tecnologici, il cui brevetto era scaduto nel 2004: «Mi sono appassionato, ne volevo uno anche io», ha raccontato a La Stampa. Non è, però, così semplice: i genitori non erano d’accordo e le istruzioni per costruire le stampanti erano in inglese. Cesare riscontra i primi problemi: «Quando ho iniziato a migliorare la lingua straniera avevo 8 anni. In contemporanea ho anche imparato a saldare e a capire come progettare».

Quando poi si è ritenuto abbastanza competente in materia, ha deciso di tornare dai genitori con un nuovo desiderio: «Se al posto di comprarla, la costruissi io con un kit di montaggio?». La risposta è stata la stessa della prima volta. «Non capivo perché, alla fine era come chiedere in regalo i Lego». Infine, il compromesso: «Ho chiesto di comprarmi solo i pezzi necessari, come i motori, che non si possono trovare smontando altri oggetti, e riciclando quello che trovavo in casa. A quel punto mi hanno detto di sì, non pensavano ci sarei riuscito».

Invece, otto mesi dopo, Cesare costruisce la sua stampante 3d: «Avevo 13 anni e una consapevolezza: il difficile non sta tanto nel costruirla, che comunque resta un’impresa complicata, ma nel farla funzionare.

Dopo altri sei mesi, sono riuscito a ottenere un buon risultato: ho stampato il mio primo oggetto, un cubo, a cui è seguito un fischietto». Il nome del gioiellino fai da te racconta tutto il percorso per realizzarla: «L’ho chiamata Stampante 3d a Km Zero, per omaggiare i pezzi di recupero trovati in casa con cui è stata costruita. Era un piccolo Frankenstein, perfettamente funzionante alla fine della terza media».

E poi?
Non finisce qui: Cesare viaggia per l’Italia insieme alla sua creazione, per farla vedere agli esperti e ricevere i pareri. Quello più impresso nella memoria? Il commento di Simone Majocchi, esperto di stampanti 3d, con cui si è incontrato al Politecnico di Milano: «L’ha apprezzata. Ha detto: ‘Stampa molto bene per essere una cassetta della frutta’». Nel 2014, a 15 anni, decide di realizzarne una nuova: «Per quanto fossi affezionato alla Km Zero e funzionasse bene, era lenta». Quella nuova la chiama C15, C come Cesare e 15 come la sua età. E da lì nasce un’altra idea: «Mi sono chiesto: perché non la faccio diventare un prodotto commerciale?» .

Ecco, allora, la start up Kais, di cui Cesare è l’unico membro: incubata fino al 14 giugno di quest’anno da Primo Miglio, impresa di Vicenza che gli ha fornito un supporto economico e legale, Kais per il momento rimarrà una realtà piccola. «Sono uno studente, e anche abbastanza occupato: prima il dovere, la scuola, e poi il piacere, anche perché se no i miei genitori non sarebbero molto contenti. Sto lavorando a una nuova versione, più piccola, più rapida, più precisa. Il mio sogno è che le stampe 3d diventino dei servizi a cui i consumatori possono accedere autonomamente. Un giorno, quando si vorranno acquistare delle scarpe, si comprerà solo il modello da scaricare e modificare a piacere. Poi, con una stampante 3d, la si produrrà da soli».

E dopo?

Cesare sogna di andare all’università di Stanford, in California: «Vorrei fare l’application, sarebbe bello, anche se so che accettano pochi studenti, meno del 5% di chi fa richiesta. Ci proverò». Ma adesso è ancora presto per pensarci. In fondo, la maturità è ancora lontana.

Sara Iacomussi

lastampa.it

 

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