FRIGORIFERI SOLIDALI: NUOVE ARMI CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE E LA POVERTÀ

 

Ogni anno in tutto il mondo 1/3 del cibo prodotto finisce nella spazzatura, mentre oltre 800milioni di persone soffrono la fame. Un dato sconcertante che si traduce in un notevole danno ambientale, se consideriamo lo spreco di risorse, il consumo di energia legato alle operazioni di smaltimento, nonché l’aumento delle emissioni di gas serra e dunque dell’inquinamento. Da una parte gli eccessi della società dei consumi, dall’altra una massa di persone denutrite che invocano una migliore redistribuzione: lo spreco alimentare è una vergogna ormai intollerabile, a cui i governi e nel loro piccolo le persone comuni devono trovare al più presto valide soluzioni.

Il nostro Paese non è immune da questo problema, basti pensare agli ultimi dati Eurostat, secondo i quali in Italia ogni cittadino getta al macero 100 Kg di cibo all’anno, con una perdita calcolata in 13 miliardi di euro. D’altro canto una persona su dieci soffre di povertà alimentare e non può permettersi un pasto regolare, mentre aumenta anche la povertà assoluta, perché secondo l’Istat gli individui classificati in tale condizione sono saliti a quattro milioni e 598 mila, il dato più alto dal 2005.

A fronte di una situazione globale così drammatica, fortunatamente sono sorte dal basso numerose e originali iniziative anti-spreco, che nel loro piccolo stanno dando risultanti interessanti. Ci riferiamo ad esempio ai frigoriferi solidali, curati da associazioni di volontariato che provvedono a fornirli di alimenti in eccedenza, prossimi alla scadenza o non più eccellenti dal punto di vista estetico (ma sempre buoni), raccolti da ristoranti, forni, bar o comuni cittadini e messi gratuitamente a disposizione della popolazione indigente o di chiunque ne voglia beneficiare. Con questa idea semplice e geniale si impedisce che una grande quantità di cibo venga destinata alla pattumiera, consentendo ai più bisognosi di soddisfare le proprie esigenze alimentari. In sintesi, si tratta di una pratica utile e sostenibile, che riduce l’impatto ambientale e i costi di smaltimento dei rifiuti, dando una mano ai cittadini in difficoltà economica, colpiti dalla grave crisi di questi ultimi anni.

La prima città in Europa a sperimentare i frigoriferi solidali (o sociali) è stata Berlino, che già dal 2014 ne ha piazzati due in un cortile di un condominio del quartiere di Kreuzberg. Un’iniziativa scaturita dal progetto portato avanti già negli anni precedenti dai “Foodsaver” – un gruppo di volontari che in collaborazione con imprese, supermercati e cooperative si è attivato per salvare dalla spazzatura il cibo in eccedenza – replicata poi in modo proficuo in altre parti della città.

Risale invece a poco più di un anno fa la prima esperienza spagnola, promossa dall’Associazione umanitaria dei volontari di Galdakao, nei Paesi Baschi. Dopo circa un mese di lavoro che si è reso necessario per ottenere l’utilizzo del suolo pubblico e tutte le autorizzazioni, lo scetticismo iniziale della popolazione è stato ben presto superato dal successo dell’iniziativa, che ha portato nella piccola cittadina spagnola (29mila abitanti) sita nei dintorni di Bilbao il primo frigo della solidarietà.

Circondato da un recinto di legno, questo prezioso distributore di alimenti gratuiti ha fatto la felicità di individui indigenti e non solo, perché chiunque può accedervi. Vi troverete sia la persona che fatica a mettere insieme un pranzo con una cena, sia l’operaio che lavora nei dintorni e magari vuole gustarsi un gelato durante una pausa. L’obiettivo infatti non è solo quello di aiutare le persone in difficoltà economica che fanno fatica a nutrirsi regolarmente, ma più in generale di evitare lo spreco di cibo con tutte le sue conseguenze negative. Grazie al lodevole operato dei numerosi volontari che provvedono a rifornirsi da supermercati, ristoranti, bar e comuni cittadini, sorvegliando giornalmente sul corretto funzionamento dell’apparecchio, si recupera così il valore della produzione del cibo, non più merce di scarto ma bene prezioso.

Le regole del funzionamento del frigo sono poche e chiare: no a carne, uova e pesce crudo; i prodotti in scatola o lattina devono recare bene in evidenza la data di scadenza, mentre in quelli preparati in casa deve comparire un’etichetta con indicato il giorno di preparazione. Sono poi i volontari a controllare ogni giorno la corretta conservazione del cibo, in linea con gli obiettivi di questa associazione senza fini di lucro, che attualmente assiste circa 110 famiglie in stato di necessità, distribuendo 3 mila Kg di alimenti al mese.

L’esperimento basco ispirato dall’esempio tedesco è stato prontamente replicato: dopo Galdakao anche la città di Murcia, nel sud della Spagna, si è dotata di un frigo solidale, permettendo così a ristoranti, supermercati, bar e altri esercizi di concedere una seconda chance al cibo in eccedenza, per la gioia di indigenti e semplici curiosi. Dal Vecchio Continente possiamo poi spostarci in terre più lontane, per vedere come questa innovativa idea si stia diffondendo anche in Paesi con alto tassi di povertà. È il caso del Brasile, dove i frigoriferi della solidarietà sono stati posizionati a Goias, grazie anche all’interessamento dell’imprenditore Fernando Barcelos. Li trovate ai bordi delle strade in vari quartieri cittadini, accessibili ogni giorno 24 ore su 24 e dotati delle stesse regole di quelli tedeschi e spagnoli. Anche in questo caso fornai, ristoratori, baristi, altri commercianti e semplici cittadini possono depositarvi le eccedenze alimentari, che saranno poi ritirate gratuitamente dalle persone interessate. Un successo testimoniato dai risultati: difficilmente capita che i frigoriferi solidali restino pieni!

Restando in Sudamerica, nei primi mesi del 2016 l’iniziativa della condivisione delle eccedenze alimentari tramite questi democratici strumenti è approdata anche in Argentina, più precisamente a Tucuman, quale frutto del progetto Heladera Solidad, volto a garantire l’accesso al cibo a tutti i cittadini in difficoltà economica. Il primo frigorifero solidale nella terra delle Pampas è gestito dai proprietari di un negozio di frutta e verdura, Muna Muna, che invitano i cittadini a ritirare liberamente solo quanto necessario. Perché il cibo non si butta via ed è per tutti, come recitano gli slogan dell’iniziativa. Tucuman è stata solo la prima città: l’esperimento si è diffuso presto in altre città del Paese, dove sono stati installati nuovi apparecchi che coniugano la lotta allo spreco alimentare con quelle contro la povertà e per la tutela dell’ambiente.

Per chiudere questa sommaria rassegna ci trasferiamo infine in India, dove nella città di Kochi si è attivata la proprietaria del tea shop Pappadavada Minu Pauline, che ha posto di fronte alla propria attività un frigorifero destinato ai clochard e alle persone più povere. Funzionante 24 ore su 24 è rifornito con le eccedenze alimentari da vari esercizi commerciali della zona e dalla stessa ideatrice dell’iniziativa, che ogni giorno pone ben 50 porzioni di cibo in questo dispensatore di beni di prima necessità, accessibile veramente a tutti.

Purtroppo sul fronte dei frigoriferi della solidarietà non abbiamo nulla da segnalare in Italia. In attesa di buone nuove ci possiamo consolare con le numerose App nostrane volte a combattere lo spreco alimentare, pratiche e facili da utilizzare. Tra le più interessanti ci limitiamo a citare Last Minute Sottocasa, Ratatouille, MyFoody, Breading, e S-Cambia cibo. Anche la tecnologia può dare il suo contributo per la lotta alle disuguaglianze e il rispetto dell’ambiente.

Marco Grilli

http://www.eticamente.net/

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