LA COMUNICAZIONE CON INTELLIGENZE EXTRATERRESTRI

Extraterrestri

 

 

 

 

La comunicazione con intelligenze extraterrestri (CETI) è un ramo della ricerca di intelligenze extraterrestri (SETI) che si dedica alla composizione e decifrazione dei messaggi che potrebbero teoricamente essere compresi da un’altra civiltà tecnologicamente avanzata.

Sembra un problema da poco, ma dalla riuscita della comunicazione potrebbe dipendere il tipo di rapporto che avremo con gli alieni.

Il CETI si è concentrato su quattro grandi aree: linguaggio matematico, pittorico, sistemi algoritmici di comunicazione (Aceti) e approcci computazionali per il rilevamento e la comunicazione del linguaggio «naturale». Non è affatto semplice e neppure veloce, tenendo conto che, ancora oggi, esistono molti linguaggi di popolazioni del passato che l’uomo non riesce a decifrare. Quello che potranno fare i ricercatori del CETI sarà stabilire un contatto base, per far sapere che esistiamo e chi siamo, ma non è detto che quello che per noi, ad esempio, è un disegno di un bambino che bacia la mamma, non venga frainteso in qualche modo per noi inconcepibile al momento.

Messaggio di Arecibo

Il messaggio di Arecibo è un messaggio radio trasmesso nello spazio dal Radiotelescopio di Arecibo, in Porto Rico, il 16 novembre 1974. È stato indirizzato verso l’ammasso globulare di Ercole M13, a 25 000 anni luce di distanza.

Il famoso messaggio di Arecibo di Frank Drake, anche se un giorno venisse ricevuto e compreso dagli alieni, darebbe loro informazioni sulla nostra posizione nello spazio, il nostro Dna, come siamo fisicamente. Ma una semplice frase del tipo: «Ciao, siamo felici di incontrarvi!» – diventerebbe molto più complicata.

Quando ci sarà l’incontro con una specie aliena, prima che potremmo scambiarci anche qualche banale convenevole, passeranno giorni o mesi di studio reciproco.

Gli appassionati del settore, ritengono che, essendo gli alieni più avanti di noi, comunichino per mezzo della telepatia. Anche se questa ipotesi si rivelasse vera, significherebbe soltanto che non hanno bisogno di mezzi tecnologici per trasmettere il loro pensiero. Se, magicamente, riuscissero a far diventare telepatici anche noi esseri umani, quello che potremmo scambiarci sarebbe incomprensibile allo stesso modo del linguaggio.

Lera Boroditsky, prof. di psicologia, neuroscienze, e sistemi simbolici presso la Stanford University, afferma – «Abbiamo raccolto dati in tutto il mondo: dalla Cina, Grecia, Cile, Indonesia, Russia e Australia aborigena. Quello che abbiamo imparato è che le persone che parlano lingue diverse pensano diversamente e che anche piccola variazioni grammaticali possono influenzare profondamente il modo in cui vediamo il mondo».

Quindi il pensiero non è universale neppure sul pianeta Terra, confidare in entità aliene telepatiche è inutile. L’unica speranza, perché si verifichi una comunicazione immediata è che gli extraterrestri, prima di atterrare con i dischi volanti, abbiano trascorso anni a studiarci e ad imparare il nostro linguaggio.

E se gli addotti non fossero stati destinati a crudeli esperimenti medici ma, semplici tutor madrelingua, con cui scambiare quattro chiacchiere in Terrestre?

 

http://www.alienreport.it/

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