LA FOLLIA E LA REALTÀ

 

 

 

fisici, con un processo di rielaborazione ancora lento ed esitante, si stanno rendendo conto che il cosiddetto “modello standard” del reale, che con tanta difficoltà è riuscito parzialmente a unificare la dottrina atomica di Bohr con la cosmologia di Einstein, è soltanto un’ approssimazione rozza del vero, valida entro parametri limitati, come lo era l’universo–orologio concepito dal meccanismo di Cartesio e Newton.

Nel mondo reale, al di fuori della scala limitata offerta dai nostri sensi e dai nostri processi razionali e istintivi, non ci sono certezze ma soltanto probabilità. Il tempo non è lineare, bensì si ramifica, torna su se stesso, scorre al contrario. 
E soprattutto la percezione non è PURO ATTO DI REGISTRAZIONE DELL’ESISTENTE, ma è ciò che in effetti DETERMINA il piano di realtà sul quale stiamo agendo. I fenomeni si definiscono e si completano in quanto li percepiamo, altrimenti rimangono in uno stato di indeterminazione probabilistica,non-vivi e non-morti come il gatto di Schroedinger.

Gli scienziati di vecchia formazione, concettualmente inadeguati ad affrontare in modo consapevole questo stato di cose, continuano ad elaborare il tutto in formule che si basano sui soliti modelli, tagliandone via le variabili di cui non sanno come tenere conto.

I filosofi, digiuni di matematiche e intrisi di ottocentesco razionalismo, percepiscono tuttavia che qualcosa sta cambiando e, incapaci per difetto d’ingegno di afferrare il nuovo, ricorrono ad architetture deboli per mascherare la loro inettitudine ad affrontare la rivoluzione in atto.

I letterati, digiuni di tutto fuorché del proprio ego, non hanno ancora capito nulla di quel che sta succedendo e hanno ridotto la narrativa moderna a pamphlet politico, o a catena di montaggio per esercizi d’evasione, o a pratica psico-masturbatoria…


Lovecraft invece intuì l’isolamento del pensiero contemporaneo in un mare di enigmi e ne conseguì un lacerante brivido di paura. I suoi incubi sono riflesso di questa angoscia, ma hanno aperto una strada sulla quale finora nessuno, nel mondo della cultura, dopo di lui ha avuto ancora il coraggio di incamminarsi. Per questo non ha avuto eredi: è unico e temo resterà tale ancora a lungo.

Per fornire un simbolo adeguato a riprodurre questa particolare situazione della cultura contemporanea, Lovecraft evocò ( consapevolmente o meno) Il Necronomicon.

Ovvero, il libro maledetto la cui lettura ingenera follia. Un SIMBOLO quanto mai evidente: chi voglia infatti affrontare con spirito scevro da pregiudizi le contraddizioni di fronte alle quali ci ha posto la scienza contemporanea, deve abbandonare COMPLETAMENTE gli schemi di pensiero consueti, lasciarsi alle spalle ogni razionalità, ogni paradigma logico, ogni determinismo.
Di fatto deve diventare, agli occhi di chi continua a pensare nel solito modo, come un folle prigioniero delle proprie visioni. Solo così potrà aprire le “231 porte” invocate dai kabbalisti per affacciarsi su una realtà ulteriore ( o un numero infinito di realtà) che non è detto debba per forza piacerci.
Tuttavia per fare questo ci vuole un coraggio sovrumano: attributo, ancora una volta, dei folli.

( Storia del Necronomicon di H.P. Lovecraft a cura di Sebastiano Fusco – ed. Le Porte di Venexia)

https://crepanelmuro.blogspot.it

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