LA PAURA DELLA MORTE… CHE CI ROVINA LA VITA

Abbiamo tanta paura della morte perché, con essa, siamo convinti di scomparire.

 

 

Paura della morte

 

Cresciamo identificandoci progressivamente con il corpo e con la mente, arrivando a credere che essi siano la nostra sola realtà. La convinzione (quasi mai veramente indagata) di essere una persona, un’entità corpo/mente, nata in un certo giorno, in un certo luogo, con una certa storia e con certe caratteristiche, conduce, inevitabilmente, alla certezza della nostra “fine”, del momento in cui smetteremo di esistere e tutto sarà perduto per sempre.

Questa convinzione rappresenta, a mio parere, il nucleo centrale e originario di tutta la sofferenza psicologica umana. Come potrebbe essere altrimenti? Perdere l’unica “realtà” che crediamo esistente, e con essa la sola possibilità di sperimentare la felicità che tanto desideriamo, non può che spaventarci, deprimerci, angosciarci.

Viviamo la nostra vita cercando, aspettando, desiderando uno stato di benessere duraturo, senza mai realmente accontentarci delle esperienze piacevoli, dei momenti di gioia, degli stati transitori di appagamento. Senza neppure rendercene conto,inseguiamo una condizione di felicità che possa non finire mai e siamo convinti di avere soltanto questa occasione per trovare quello che stiamo cercando, per appagare il desiderio che arde in noi.

Woody Allen e la paura della morteLa persuasione di avere un tempo “limitato” per realizzare il nostro sogno, ci fa vivere quindi in uno stato di ansia, di insicurezza, di senso di inadeguatezza, che a volte si trasforma in panico o angoscia.

Ci sentiamo incapaci di ottenere ciò che desideriamo,convinti che il fallimento dipenda dalle nostre manchevolezze, dal non essere abbastanza “qualcosa”: abbastanza intelligenti, abbastanza forti, abbastanza sicuri di sé, abbastanza determinati, abbastanza belli, abbastanza ricchi, abbastanza spirituali, abbastanza…

“Forse se avessi più tempo”, ci diciamo… E’ incredibile rendersi conto di quanto raramente accada che qualcuno ci guidi a riconoscere la “falsità” di una simile prospettiva, a riflettere sull’inconsistenza dei presupposti su cui fondiamo le nostre certezze, a realizzare l’impossibilità di trovare qualcosa di “eterno” (perché questa è la caratteristica fondamentale della condizione di benessere che stiamo cercando) nella dimensione limitata e “finita” che ha inizio con la nascita e termina con la morte del corpo/mente e che identifichiamo come l’unica realtà esistente.

Sono sempre più convinta che la paura della morte, che tanto condiziona le nostre esistenze e che tanta sofferenza procura alle nostre vite, riguardi fondamentalmente la persuasione di perdere l’unica possibilità di raggiungere la completa e definitiva felicità che ognuno di noi, in modo più o meno consapevole, cerca. Quanto sarebbe importante rendersi conto che tale convincimento appartiene esclusivamente alla mente limitata, mentre la “Realtà di ciò che siamo” non possiede confini, né temporali, né spaziali.

La mente ci racconta che quando lei cesserà di esistere tutto sparirà, “noi” spariremo e tutto sarà finito per sempre. Ed è in qualche modo paradossale, giungere a realizzare, che sarà proprio la “morte” di quel “noi”, il dissolversi dell’identificazione con la persona che crediamo di essere, a consentire la definitiva e irreversibile “liberazione” dalle false convinzioni su cui basiamo la nostra vita, a condurci al totale (non soltanto intellettuale) riconoscimento di “Ciò che realmente siamo” e, grazie ad esso, all’emergere della nostra Essenza di eterna Felicità.

IlluminazioneTale “morte” non deve necessariamente coincidere con la fine “fisica” del corpo/mente, seppure, va detto, che per la maggior parte degli esseri umani, il definitivo “risveglio” avverrà, effettivamente, solo con quell’avvenimento.Sperimentare la “morte” del sé personale durante la vita,senza che ad essa corrisponda la scomparsa definitiva del corpo/mente, è un altro modo per tentare di descrivere l’esperienza definita “illuminazione”, anche se è importante ricordare quanto sia inappropriato definire “esperienza” il riconoscimento della vera natura della Realtà, che, presentandosi piuttosto come un evento collocato fuori dal tempo e dallo spazio, non possiede le caratteristiche “oggettive” che descrivono, appunto, ogni esperienza.

Il riconoscimento della nostra vera natura, della vera natura di tutto ciò che esiste, porta con sé la comprensione di essere proprio quella eterna Felicità che stiamo cercando, permettendo di comprendere l’illusorietà e l’inconsistenza di una ricerca che si ostina a cercare l’infinito dove non può essere trovato, nella dimensione limitata e finita che chiamiamo vita.

Cerchiamo l’eternità perché siamo Eternità, anche quando ci identifichiamo con qualcosa che nasce e muore. Avvertiamo il “richiamo” verso casa, ma invece di volgerci “all’interno”, per scoprire “cosa siamo veramente”, cerchiamo l’eternità dove non potremo mai trovarla. Il riconoscimento di essere Consapevolezza eterna ed infinita, può aiutarci ad accogliere e ad accettare il sentimento di paura, che facilmente sorge nel momento in cui la mente contempla la sua stessa fine.

Anche quel sentimento di paura, quando appare, è una forma transitoria della nostra eterna Essenza, dell’Essenza di tutto ciò che è, e, come tale, va visto ed accolto, non combattuto o respinto. Ciò che siamo realmente non è mai nato né mai morirà. Scomparirà soltanto una “forma” che la Coscienza ha assunto temporaneamente,un’onda che, dopo essersi formata, tornerà a dissolversi nell’acqua dell’oceano, riunendosi alla sua unica, vera sostanza, non essendo mai stata altro che quella.

Rivisto da www.fisicaquantistica.it

Fonte: http://www.ilsognodellessere.it/la-paura-della-morte/

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