LA PROFEZIA DI BOSCH (IL GIARDINO DELLE DELIZIE TERRENE)

“Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.”
Albert Camus

Una profezia è un’affermazione che prevede il futuro. Oltre ai numerosi profeti religiosi storicamente riconosciuti come tali, ve ne sono stati altrettanti che hanno preferito occultare le loro visioni all’interno di opere di narrativa o pittoriche. Hieronymus Bosch fu uno di essi. A mezzo millennio dalla sua morte (avvenuta esattamente 500 anni fa, nel 1516) Bosch è ancora oggi uno dei pittori più popolari e misteriosi. Il suo inconfondibile stile ha precorso correnti artistiche e generi letterari che si sarebbero sviluppati centinaia di anni dopo la sua scomparsa.

Mai come nell’attualità il nome, le opere, lo stile di Bosch sono citati con grande frequenza e nei campi più disparati. Salvador Dalì attinse a piene mani dallo stile del maestro olandese. Lo scrittore di best seller Michael Connelly si lascia ispirare da una gigantografia dell’Inferno di Bosch appesa di fronte al suo scrittoio, ed ha battezzato con il nome di Hieronymus ‘Harry’ Bosch il detective protagonista dei suoi romanzi noir. L’iconografia di Bosch è stata citata in molti film di culto, come Eyes Wide ShutGothicL’EsorcistaThe Wall, Seven. Il regista Guillermo Del Toro (Il Labirinto del Fauno, HellBoy) cita Bosch come principale fonte di ispirazione del proprio immaginario surrealistico. Molte pop star, da Michael Jackson ai Deep Purple, a David Bowie, hanno inserito immagini tratte dalle opere di Bosch nei loro videoclip o sulle copertine dei loro album. Perfino cartoni animati come i Simpson gli hanno reso omaggio.

I dipinti di Bosch sono di una modernità impressionante. Oggi come ieri riescono a catturare l’attenzione e suscitare forti emozioni in qualsiasi osservatore, dal semplice fruitore occasionale ai più esperti addetti ai lavori.
Come mai l’immaginario di un artista morto da ormai cinque secoli continua ad esercitare una così forte attrattiva nella contemporaneità? I suoi soggetti, spesso caratterizzati da scene da incubo pregne di un inarrivabile senso dell’onirico e del sinistro, furono dettati solo dalla necessità di criticare la società del suo tempo – reduce da una lunga guerra e scossa dai dissidi culturali e religiosi che precedettero la riforma luterana – oppure quell’attenzione morbosa per i dettagli denotava un qualche tipo di ‘conoscenza’ dei paesaggi che prendevano vita sotto le sue pennellate?

La risposta ad entrambe le domande potrebbe risiedere nell’incredibile capacità che il maestro olandese ebbe di raffigurareimmagini archetipiche, di accedere cioè ad un livello di percezione superiore, alla dimensione del mito, alla memoria di un tempo che – secondo alcune dottrine – avrebbe preceduto la Storia nota e sarebbe destinato a ritornare, secondo uno schema ciclico apparentemente infinito. Immagini che solleticano la memoria ancestrale; scene che attraverso la forza del simbolo attivano sentimenti sedimentati nell’inconscio collettivo. Il mito infatti non è che la codificazione di una consuetudine inveterata, un elemento così ricorrente nell’esperienza umana da imprimersi come una traccia nell’immaginario della specie e riemergere sotto forma di archetipo, di storia mitologica e parabola religiosa.

Molte altre opere – nella storia dell’arte e della letteratura – sono permeate da questa sorta di profonda estemporaneità; la maggior parte degli antichi testi religiosi, la narrativa mitologica, i simbolismi esoterici, le carte dei Tarocchi, i segni dello Zodiaco, molte favole e perfino alcuni classici della narrativa moderna, ad esempio la Trilogia di Tolkien.

E’ sufficiente osservare un dettaglio dal terzo pannello del dipinto più rappresentativo di Bosch, il trittico Il Giardino delle Delizie Terrene (immagine in alto a destra) – con un uomo intento a camminare all’infinito in una sorta di ingranaggio/ruota per criceti – per intuire quanto profondamente egli conoscesse la perversione dei sistemi umani complessi, e con quanto anticipo la sua arte abbia anticipato l’iconografia attuale.

Geocentrismo e Condizione Umana.
A suo modo Bosch rappresentò il dramma della nostra condizione, un dramma universale, anche perché secondo la cultura del suo tempo la Terra si porrebbe al centro dell’universo, e come tale sarebbe l’unico vero ‘Crocevia’ cosmico.

“(il trittico del Giardino delle Delizie Terrene) è formato da un pannello centrale di forma pressoché quadrata al quale sono accostate due ali rettangolari richiudibili su di esso; una volta piegate, mostrano una rappresentazione della Terra durante la Creazione.”
Fonte

Come potete vedere (in basso), l’immagine che viene fuori richiudendo i pannelli laterali del Giardino delle Delizie Terrene, si rispecchia in alcune illustrazioni a sostegno delle attuali teorie neo-geocentriche sulla Terra Piatta.

In questa immagine Bosch volle raffigurare la sua idea della Creazione. Dio appare in alto a sinistra, e nei pressi del bordo superiore del dipinto campeggia una citazione del Salmo 33: Ipse dixit, et facta sunt: ipse mandāvit, et creata sunt (Perché egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste).

bosch-giardino-delizie-pannelli-chiusi

Un’altra importante funzione assolta dalla bifaccialità dell’opera (con un dipinto che racchiude in se un secondo dipinto) fu quella di sottolineare come gli scenari rappresentati nei tre pannelli interni fossero da interpretarsi come una metafora del ‘contenuto’ della nostra Terra, quindi della condizione umana in generale.

Il Giardino delle Delizie Terrene.
E’ il capolavoro di Bosch; il suo dipinto più complesso ed inquietante. Si ritiene che sia stato ultimato tra il 1490 ed il 1510. Attualmente è esposto presso il museo del Prado di Madrid. I tre pannelli che lo compongono misurano quasi quattro metri di lunghezza e sono letteralmente straripanti di dettagli misteriosi, la cui interpretazione ha tenuto impegnate intere generazioni di studiosi ed analisti. Diamogli un’occhiata da vicino.

Primo Pannello: L’Unione di Adamo ed Eva.
Sul pannello di sinistra – noto anche come l’Unione di Adamo ed Eva – è raffigurato il momento in cui Dio fa incontrare Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden, cioè il Paradiso Terrestre.

bosch-giardino-delizie-primo-pannello

“Dietro Eva e in primo piano giocano nell’erba numerosi animali, tra cui dei conigli, simbolo di fertilità, e una dracaena, che si pensa rappresenti la vita eterna (…) Un pesce con mani umane e becco di anatra stringe un libro emergendo dalle acque torbide, (…) Al centro del lago si trova una complessa costruzione rosa, identificata da alcuni critici come la ‘Fontana della Vita’. Su di essa si posano uccelli di diverse specie, presenti in gran numero anche nella parte sinistra del lago. (…) A questa altezza, sulla roccia spoglia a destra, pure popolata da curiosi animali, si nota un albero su cui è aggrovigliato un serpente, chiaro rimando alla tentazione di Eva. (…)
Più in lontananza si vede una curiosa concrezione rocciosa, attraverso la quale serpeggia uno stormo di uccelli in volo. Più lontano ancora, in toni azzurrini per effetto del pulviscolo atmosferico, si vedono altri speroni rocciosi, punteggiati da sinistre specie vegetali, che disegnano complessi arabeschi nell’aria.
Secondo la Tutle, la scena del pannello di sinistra è «decisamente non convenzionale e non può essere ritrovata in nessuno degli eventi dal Libro della Genesi generalmente raffigurati nell’arte occidentale»”
Fonte

bosch-giardino-delizie-dettaglio

Nell’ingrandimento in alto, Dio presiede all’incontro tra Adamo ed Eva. Come vedete, Dio sta facendo un segno di benedizione con la mano (mudra), particolare che riprenderemo più avanti, nel paragrafo dedicato al terzo pannello.

Un dettaglio poco evidenziato è la civetta appollaiata nel foro della ‘Fontana della Vita’, al centro di una struttura rotonda, a sua volta collocata in una posizione assolutamente centrale rispetto alla scena. E’ noto che fin dalla più remota antichità la sfera ed il cerchio abbiano simboleggiato l’anima (il cubo ed il quadrato, la materia), ed anche la civetta sia sempre stata considerata simbolo dell’Anima (Ba) e della Saggezza (Athi). La figura di quella civetta collocata al centro della Fontana lascia sospettare che Bosch intendesse sottolineare la condizione di saggezza ed unione con il trascendente che pervade l’umanità durante l’Età dell’Eden.

bosch-giardino-delizie-dettaglio

Altro dettaglio poco considerato è il fatto che molte delle strane bestie che popolano il Paradiso Terrestre siano coinvolte in crude scene di predazione, con animali intenti a sbranare altri animali.

bosch-giardino-delizie-dettaglio

 

bosch-giardino-delizie-dettaglio

Qui è probabile che l’autore volesse rappresentare ciò che per alcune dottrine esoteriche sarebbe il reale peccato originale che grava fin dalla nascita su ogni essere umano: la sua incarnazione in un mondo fatto di materia. Ed il serpente avvitato intorno all’albero conferma questa idea. Dettagli apparentemente trascurabili, che però già nel primo dei tre pannelli appaiono come sinistri presagi di un destino inevitabile.

Secondo Pannello: Il Giardino delle Delizie.
Il pannello centrale, il più grande dei tre, vuole rappresentare la continuazione della scena del primo pannello (il trittico è fatto per essere letto da sinistra a destra). Sebbene non siano identiche, la scena del secondo pannello sembra riecheggiare quella del primo; il ‘mondo’ sullo sfondo è il medesimo, sebbene qualcosa di sostanziale sia cambiato.

bosch-giardino-delizie-secondo-pannello

L’intero contesto adesso è pervaso da un’atmosfera di sfrenatezza, esagerazione e follia. Il paesaggio brulica di figure nude, spesso impegnate a darsi da fare sessualmente, circondate da animali di grandi dimensioni e strani frutti giganteschi, simboli di innaturalità ed ingordigia. Insomma, il trionfo dei piaceri della carne.

bosch-giardino-dettaglio

I numerosi nudi saltellanti certificano l’introduzione dell’elemento erotico nell’opera, e si contrappongono alla purezza denotata da Adamo ed Eva nel precedente pannello. Secondo lo studioso di Bosch Wilhelm Fraenger, l’erotismo qui è utilizzato come allegoria della transizione spirituale dalla purezza ad un volgare parco giochi di corruzione.

“Creature fantastiche si confondono con elementi reali, frutti comuni vengono rappresentati in forme gigantesche e sproporzionate, esprimendo forti significati simbolici. Le figure sono impegnate in sfrenati giochi amorosi e varie altre attività, in coppie o in gruppi più vasti; si esprimono nelle loro azioni apertamente e senza vergogna, mostrando secondo alcuni critici una curiosità carnale tipicamente adolescenziale. I personaggi gozzoviglianti giocano disinvolti in acqua o saltano sui prati, cavalcano animali e spesso assumono vicino a questi posizioni particolari dai significati nascosti. La loro ricerca del piacere sessuale è continua e smodata, molti degli elementi che li circondano lo sottolineano; pesci morti, fragole e conchiglie sono tutti simboli della loro dissolutezza, e gli uccelli che spiano ovunque offrono una visione morbosa e ossessiva di tale peccato.”
Fonte

bosch-giardino-dettaglio

Sembra chiaro che il dipinto rappresenti il secondo ‘fotogramma’ di una sequenza narrativa; dall’innocenza primordiale alla corruzione scaturente dalle ‘delizie terrene.’ Facile intuire quale possa essere il tema del terzo ed ultimo pannello.

Terzo  Pannello: L’Inferno Musicale.
La scena ritratta nell’ultimo pannello si distingue nettamente da quelle precedenti.

“E’ ambientata di notte o in un mondo dal cielo oscuro, dove la beltà naturale dei due Giardini è scomparsa per far posto a immagini angoscianti di dolore e tormento. Sempre confrontandolo con le tavole a lato si nota una preponderanza di tinte fredde, le quali creano, con l’uso di superfici ghiacciate, l’atmosfera di un luogo sconfortante e inospitale.”
Fonte

bosch-giardino-delizie-terzo-pannello

“Molti elementi del pannello si ricollegano ad antiche iconografie sull’Inferno; Bosch è però innovativo nel rappresentare tale scenario non in un luogo fantastico, bensì nel mondo reale di tutti i giorni, opportunamente afflitto da demoni che intendono punire i peccatori umani.”
Fonte

bosch-inferno-dettaglio
Non sembra una scena della Seconda Guerra Mondiale?
bosch-inferno-dettaglio
‘Non in un luogo fantastico, bensì nel mondo reale di tutti i giorni.’ Questo è un dettaglio di importanza cruciale, per comprendere quale fosse il reale intento di Bosch.
Sappiamo che Bosch crebbe all’interno di una famiglia cattolica, e che per tutta la vita fu membro di una congrega locale chiamata la Confraternita della Madonna. Dunque non abbiamo motivo di dubitare che l’artista aderisse al credo della vita ultraterrena e dell’eterna dannazione riservata alle anime peccatrici. Tuttavia quanto raffigurato nel Giardino delle Delizie Terrene – come indica lo stesso titolo – ha ben poco a che fare con il mondo dello spirito; si tratta di scene ambientate sulla Terra. Di conseguenza nell’ultimo pannello Bosch volle rappresentare non l’inferno delle anime ma quello dei corpi, cioè l’Inferno sulla Terra.
Proprio come Sant’Agostino, il maestro olandese potrebbe aver voluto sottolineare che il ‘mitico’ Inferno descritto in numerose religioni e culture, potrebbe essere in realtà la rappresentazione simbolica di un processo antropologico involutivo. La Terra è l’elemento che fa da teatro al dramma della corruzione umana.

“(Il pannello) è conosciuto anche come l’Inferno musicale, a causa dei numerosi strumenti presenti, in particolare nella zona inferiore, usati come strumenti di tortura per le punizioni carnali dei dannati, inflitte da curiosi demoni-grilli; nonostante tale simbolismo sia più volte presente nelle opere di Bosch, in questo caso pare assumere un’accezione assurda e burlesca, insistendo sulla mostruosità dei tormenti demoniaci. (…) Il pannello mostra un mondo in cui la presenza umana è stata irrimediabilmente sconfitta dalle tentazioni del male, e sconta di conseguenza una dannazione eterna.”
Fonte

‘Irrimediabilmente’ ed ‘Eterna’ sono parole grosse. Dato quanto sottolineato in precedenza, è ipotizzabile un’ulteriore possibilità, che cioè la dannazione rappresentata da Bosch possa invece raffigurare una condizione antropologica transitoria e ricorrente.

Creature mostruose; cani che si cibano di esseri umani; un gigantesco essere dalla testa di falco che ricorda molto il dio Horus dell’iconografia egizia, seduto su uno scranno con un paiolo per copricapo (lo smarrimento del lume della ragione) ed intento a sbranare un uomo (foto in basso); strane bestie che conducono per mano esseri umani come fossero bambini; simboli del gioco quali dadi e carte. Non sono che una minima parte dei soggetti raffigurati in questa folle scena in cui ‘la musica’ viene accusata di indurre l’umanità alla perdizione, così come la promiscuità e l’azzardo.

bosch-inferno-dettaglio

 

bosch-inferno-dettaglio

Un dettaglio molto interessante ma spesso ignorato è la presenza di una mano mozzata, ingrigita dalla decomposizione, infilzata da un pugnale e con un dado in equilibrio sulla punta delle dita (figura in alto). Se ci fate caso, la posizione delle dita della mano mozzata è identica a quella del segno fatto da Dio nella scena dell’incontro tra Adamo ed Eva, raffigurata nel primo pannello. Un messaggio variamente interpretabile, sia nel senso che con la sua condotta l’uomo abbia finito per uscire dalle grazie del Creatore, sia nel senso che l’Età del Ferro, l’Epoca del Materialismo non può che condurre ad una recisione del collegamento tra l’umanità ed il Trascendente.

Saperla Lunga.
Considerata la tragicità del tema, suona un po’ improprio il titolo che l’autore attribuì all’opera. Giardino delle Delizie Terrene sembra una sorta di beffa a metà strada tra la bonarietà ed il sarcasmo, nei confronti di un’umanità prigioniera di se stessa e del proprio destino. Un simile titolo sembrerebbe escludere l’elemento della permanenza ed alludere invece ad un’idea di ironica ripetitività.

Questa tesi trova conferma in un elemento del terzo pannello:

“Nella zona centrale la scena è dominata dalla figura dell’Uomo-Albero, il cui corpo incavato si regge su due tronchi marci che finiscono in piccole barche nel lago. Il suo capo sostiene un disco su cui si muovono demoni e vittime, con vicino una zampogna rosa che ricorda le viscere umane, Il torso è ricavato da un uovo schiuso, popolato da biscazzieri e trafitto dagli stessi rami che partono dal tronco.”
Fonte

bosch-inferno-dettaglio

Ebbene, il volto dell’Uomo-Albero non è che un autoritratto dell’autore (illustrazione in alto). Ora osservate quell’espressione e chiedetevi se rispecchi i sentimenti di un artista convinto che il mondo sia destinato alla dannazione eterna; di un predicatore intento ad avvisare l’umanità che di questo passo finirà dritta all’inferno. Quegli occhi ammiccanti, quel lieve sorriso, stridono con il contesto e la solennità che siamo abituati a riconoscere nello sguardo di predicatori e profeti. Quel volto denota una specie di divertita consapevolezza. Perciò i casi sono due: o Bosch era un sadico che godeva al pensiero della dannazione eterna dell’umanità, oppure era convinto di sapere qualcosa che noi non sappiamo.

Interpretazioni.
Nei corso dei secoli si è spesso affermato che l’intento di Bosch fosse solo quello di spaventare e divertire, come l’arte grottesca del Rinascimento italiano, oppure il cinema horror contemporaneo. Secondo lo storico dell’arte Walter Gibson, Bosch affronta il suo spettatore prospettandogli “un mondo di sogni [ed] incubi in cui le forme sembrano sfarfallio e il cambiamento prende forma davanti ai nostri occhi.”
Nella modernità molti studiosi hanno finito per concordare sul fatto che le opere di Bosch non facciano che riflettere il moralismo inculcato dai sistemi di credenze religiose dell’epoca. Le sue raffigurazioni di un’umanità peccatrice, la sua concezione del Paradiso e dell’Inferno non sarebbero che espressioni del moralismo tardo medievale. Secondo molti insomma le opere di Bosch non sarebbero che moniti, dei sermoni espressi in forma di arte figurativa. Pentitevi, o Sarete Dannati per l’Eternità!

In realtà c’è molto di più.

“I singoli elementi e temi possono essere affrontati e spiegati, ma il rapporto reciproco che li lega e la loro connessione con l’opera nella sua unicità rimane sfuggente. Le enigmatiche scene che si dispiegano nei pannelli del trittico aperto sono state studiate per secoli da studiosi e esperti, arrivando spesso a conclusioni contraddittorie. I complessi elementi e concetti esposti nell’opera hanno dato vita a molteplici analisi, basate spesso su sistemi simbolici derivanti dall’astrologia, dal folclore, dal subconscio umano e dall’alchimia. (…) La critica iniziale si soffermò soprattutto sulle figure demoniache e sugli elementi fantastici che più colpivano l’occhio, tralasciando un’analisi profonda sul suo pensiero e la sua filosofia.”
Fonte

“Da ricordare è anche lo studio di Lynda Harris, la quale ritiene Bosch un chiaro esponente del Catarismo; tutta l’opera avrebbe dunque come scopo quello di codificare la dottrina dell’eresia tramite un linguaggio cifrato e nascosto, per poterla preservare dopo la caduta degli ultimi esponenti e tramandarla fino ai posteri.”
Fonte

Molti grandi esponenti del mondo dell’arte appartenevano alle scuole esoteriche del loro tempo. Scuole in cui in genere viene insegnata la nozione della ciclicità del tempo, e del ricorrente succedersi di Quattro Grandi Ere (dette: Yuga nell’Induismo): L’Era dell’Oro, l’Era dell’Argento, l’Era del Bronzo e l’Era del Ferro.

“Il Kritayuga è il primo yuga che corrisponde all’Età dell’Oro, ove gli esseri vivono appagati nel totale e spontaneo ossequio all’ordine e all’equilibrio, sia a livello cosmico che in ambito umano. La santità è innata e non c’è bisogno di alcun apparato religioso per risvegliarla. I pochi desideri, puri ed essenziali, si realizzano con un atto di volontà e, non esistendo attaccamento ai beni terreni, non vi è dolore.
“Quando la naturale aderenza all’ordine cosmico comincia a venire meno, appare l’Era della Triade, il Tretayuga. In quest’epoca l’osservanza della norma non è più innata e deve essere appresa; la comunione con il mondo divino non è più spontanea e comincia così a strutturarsi l’apparato religioso. Il rito diviene lo strumento per ottenere quanto desiderato e i desideri si fanno più materiali, benché gli uomini tendano ancora al Vero e all’Unificazione con il Principio primo.
“La degenerazione prosegue nel Dvaparayuga, l’Era della Diade. La scienza sacra tenta di sopperire al declino della verità, ma perde la propria unità e vede profilarsi i conflitti al suo interno. Invano le pratiche ascetiche si oppongono al dilagare del desiderio dissennato. Le malattie si diffondono, le calamità naturali colpiscono la Terra e la degenerazione dell’umanità e del mondo prosegue inarrestabile.
“Infine l’universo entra nel Kaliyuga, la funesta Età del Ferro. Quest’ultimo periodo cosmico di discordia e depravazione sarà mondato da un fuoco purificatore che distruggerà il mondo e ne seppellirà le ceneri sotto il liquido manto della notte cosmica.”
Fonte

Il Giardino delle Delizie Terrene sembra rispecchiare quasi alla perfezione la nozione delle Ere Cosmiche, le quali si succederebbero proprio come su una scala immensamente inferiore ha luogo l’imperituro succedersi delle stagioni e delle quattro fasi della giornata: mattina, pomeriggio, sera, notte.

“Inferno è il termine con il quale si è soliti indicare il luogo di punizione e di disperazione che, secondo molte religioni, attende, dopo la morte, le anime degli uomini che hanno scelto in vita di compiere il male. Il termine “inferno” deriva dal latino infernu(m) quindi da inferus (infer) nel significato di “sotterraneo”, quindi correlato al sanscrito adhara, gotico under, avestico aẟara, quindi dall’indeuropeo *ndhero col significato di “sotto” (da cui l’inglese under, il tedesco unter, l’italiano inferiore o anche infra). (…) Il termine “inferno” viene tuttavia comunemente relazionato alla nozione propria di alcune religioni, come le religioni abramitiche, ovvero al luogo di “punizione” e di “disperazione”. Diversamente, il termine “inferi” indica comunemente quel luogo, come l’Ade greco, ove si collocano le ombre dei morti.
Fonte

Nell’accezione comune, l’idea dell’Inferno quale ‘luogo sotterraneo’ popolato dalle ‘ombre dei morti’ e dalle ‘anime peccatrici’ non ha mai ammesso altre interpretazioni. Tuttavia riflettendoci il termine ‘sotto’ oltre che in senso metaforico potrebbe essere letto in senso cronologico, come ‘Era cosmica spiritualmente meno elevata’. Mentre le ‘ombre dei morti’, le ‘anime peccatrici’ sono appellativi che calzano a pennello all’umanità che si trovi a vivere in un simile cupo contesto.

Ecco una possibile spiegazione del titolo canzonatorio che Bosch diede all’opera, e di quell’espressione sorniona tramandata ai posteri attraverso il cameo dell’autoritratto. In quanto iniziato ai Misteri, è possibile che nel Giardino delle Delizie Terrene Bosch abbia voluto rappresentare questa infinita giostra cosmica.

L’unico elemento che non quadra rispetto a tale interpretazione, è il fatto che nella tradizione misterica le Ere siano quattro, mentre i pannelli del Giardino sono tre. Bosch tuttavia potrebbe avere omesso la rappresentazione di una delle Quattro Ere per il timore di incorrere in un’accusa di eresia (all’epoca l’Inquisizione perseguiva duramente qualsiasi traccia di paganesimo in Europa), e le due Ere intermedie potrebbero essere state sintetizzate nel grande pannello centrale.

Conclusione.
Per quanto suggestiva, quella descritta in questo articolo è solo di una delle tante ipotesi che in mezzo millennio di storia hanno cercato di far luce sul mistero che avvolge le opere, lo stile ed il linguaggio di Hieronymous Bosch.

La dottrina dominante asserisce che – alla luce del moralismo della sua epoca – Bosch abbia semplicemente voluto inviare un monito ai propri contemporanei ed ai posteri, nel più ortodosso stile medievale: “Seguite la retta via, non lasciatevi irretire dai falsi idoli, non pensate solo a mangiare e copulare, perché questa strada vi condurrà dritti all’Inferno, ed a quel punto partita chiusa:game, set e match.”

In alternativa, il Giardino di Bosch più che un monito potrebbe contenere una profezia. Il resoconto di un destino ineluttabile, proprio come ineluttabili sono l’Inverno e la Notte. “Ecco le stagioni dell’uomo, anima incarnata e soggetta alle leggi ed ai cicli della materia. Con il passare del Tempo la materia prevale sull’anima, e dall’Era dell’Oro si giunge all’Era del Ferro. Infine, dopo una dolorosa purificazione, gelida ed inanimata come la stagione infernale – pardon, invernale –  il ciclo ricomincia da una nuovaPrimavera (Età dell’Oro).

Nessuno mai su questa Terra sarà in grado di sapere con certezza se dopo la morte le nostre anime siano attese da una gratificazione o una punizione eterna, sulla base di come ci siamo comportati in vita. Tuttavia, forse oggi stiamo iniziando a scoprire che fin dalla notte dei tempi la Terra sia stata teatro di Grandi Ere caratterizzate dalla ‘qualità del rapporto’ intrattenuto dagli uomini con il trascendente, con le leggi divine (naturali), con la coscienza.

Sofferenza, privazione, tortura. E se Bosch avesse voluto dirci che l’Inferno – oltre che un luogo ultra-terreno – sia l’immagine archetipica di una condizione terrena? Il destino che ciclicamente l’umanità è condannata a subire prima di toccare il fondo, purificarsi, rinascere e ricominciare …

“Nonostante le molte ingegnose, dotte e in parte estremamente utili ricerche dedite al compito di decifrare Hieronymus Bosch, non posso fare a meno di credere che il vero segreto dei suoi magnifici incubi e fantasticherie debba ancora essere svelato. Abbiamo scavato alcune brecce attraverso la porta di una stanza chiusa; ma in qualche modo non ci sembra d’aver trovato ancora la chiave.”
E. Panofsky

bosch-giardino-delizie-prado

Articolo a cura di Anticorpi.info
Fonte Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: