LA RICERCA DEL SILENZIO

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“Più si è evoluti, più si ha bisogno di silenzio. Essere chiassosi non è quindi un buon segno. Quante persone fanno chiasso affinché le si noti! Parlano a voce alta, ridono, entrano senza riguardo nella sala quando gli altri sono già seduti al loro posto, urtano e scompigliano gli oggetti al solo scopo di attirare l’attenzione su di loro. Far rumore è per loro un modo di affermarsi, di dimostrare che sono presenti.

Ebbene, devono sapere che i barili vuoti sono quelli che fanno più rumore: la loro presenza si nota immediatamente! E quante persone sono, in realtà, simili a barili vuoti: vanno dappertutto producendo un chiasso assordante, che rivela la loro inettitudine, la loro mediocrità. Io osservo le persone, e il loro comportamento mi rivela immediatamente la loro educazione, il loro carattere, il loro temperamento e il loro grado di evoluzione.

Tutto viene espresso dal loro modo di presentarsi e di parlare. Alcuni parlano come per coprire, per nascondere qualcosa, come se temessero che il silenzio fosse in grado di rivelare ciò che vorrebbero a ragione dissimulare. Subito, dal primo incontro, devono raccontare ogni tipo di storie, perché ci si faccia una determinata idea di loro, degli altri e di ciò che narrano. Direte: «Ma parlano per fare conoscenza!»

D’accordo, ma per fare conoscenza, il silenzio è talvolta più eloquente della parola. Sì, vivendo insieme alcuni minuti di silenzio, ci si conosce meglio che facendo una lunga, inutile chiacchierata. Il rumore trattiene l’uomo nei piani psichici inferiori: gli impedisce di entrare in quel mondo sottile dove il movimento diventa più facile, la visione più chiara e il pensiero più creativo.

È vero che il pensiero è l’espressione della vita, ma non dei livelli superiori della vita; esso rivela piuttosto un’imperfezione nella struttura o nel funzionamento degli esseri e degli oggetti. Quando una macchina o un apparecchio hanno dei guasti, fanno ogni tipo di rumore; è per questo che i costruttori si preoccupano sempre più di mettere a punto dei congegni silenziosi, essendo consapevoli di contribuire in tal modo a una vera miglioria: il silenzio è sempre indice di perfezione.

Il dolore stesso è un rumore che ci avverte che, nei nostri organi, le cose stanno per guastarsi. In un corpo sano, gli organi sono silenziosi. È vero che essi si fanno sentire dal momento che sono vivi, ma si esprimono senza rumore. Il silenzio è il segnale che tutto, nell’organismo, funziona bene. Quando qualcosa comincia a stridere, fate attenzione: quello è l’annuncio della malattia.

Il silenzio è il linguaggio della perfezione, mentre il rumore è l’espressione di una situazione difettosa, di un’anomalia o di una vita disordinata, anarchica e bisognosa di essere padroneggiata, elaborata. I bambini, per esempio, sono rumorosi perché traboccano di energia e di vitalità. Le persone anziane, al contrario, sono silenziose. Voi obietterete: «È ovvio: gli anziani amano il silenzio perché hanno meno forze, per cui il rumore li disturba.»

Entro certi limiti è vero, ma può anche darsi che ci sia stata in loro un’evoluzione e che ora sia il loro spirito a desiderare il silenzio. Per riesaminare la propria vita, riflettere e trarne insegnamento, essi hanno bisogno di quel silenzio in cui viene fatto tutto un lavoro di distacco, di semplificazione, di sintesi. La ricerca del silenzio è un processo interiore che conduce gli esseri alla luce e alla vera comprensione delle cose.

Con il passare degli anni, l’uomo comprende sempre più che il rumore è un ostacolo per il lavoro, mentre il silenzio è un fattore di ispirazione; ed egli lo cerca per donare al suo cuore, alla sua anima e al suo spirito la possibilità di manifestarsi tramite la meditazione, la preghiera, la creazione filosofica e artistica. Tuttavia molti non amano il silenzio e fanno fatica a sopportarlo.

Essi sono come i bambini che si trovano a loro agio solo in mezzo all’animazione e al frastuono, il che dimostra che devono ancora lavorare molto per avere una vera vita interiore. Persino il silenzio della natura li disturba e, quando si incontrano, si affrettano a parlare, a parlare come se il silenzio li mettesse a disagio; essi lo considerano un vuoto da colmare di parole e di gesti, ed è per questo che ne hanno paura: il silenzio può perfino farli impazzire.

Non avendo più nulla di esterno per distrarsi e stordirsi, non possono più fuggire ai loro demoni interiori. Il silenzio è l’espressione della pace, dell’armonia, della perfezione. Chi comincia ad amare il silenzio, chi capisce che il silenzio gli offre le condizioni migliori per l’attività psichica e spirituale, giunge un po’ alla volta a realizzarlo in tutto ciò che fa.

Quando sposta gli oggetti, quando parla, quando cammina, quando lavora, invece di agitarsi tanto, si fa più attento, più delicato, più agile, e tutto ciò che fa si impregna di qualcosa che sembra venire da un altro mondo, da un mondo che è poesia, musica, danza e ispirazione.” (Omraam Mikaël Aïvanhov, Il senso del silenzio, Edizioni Prosveta)

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