L’IMPORTANZA DEI SOGNI

Testa di bronzo di Hypnos, dio del sonno che risiede nell’Erebo; risalente al 325 a.C., proveniente da Civitella d'Arna, conservata nel British Museum

 

 

 

O mia madre, Notte, stendi le tue ali su di me.
Fammi diventare come le stelle immortali, come le stelle instancabili.
Possa Nut estendere le braccia sopra di me e il suo nome “Colei che abbraccia” scacciare le ombre e far sì che la luce risplenda ovunque.
O Grande Essere che è nel mondo dei morti, ai cui piedi giace l’eternità,
nelle cui mani si trova il per sempre, vieni a me.
O grande anima divina e amata, che abiti il misterioso abisso, vieni a me.
Invocazione a Nut dea della notte.

Come ha di recente dichiarato Allan Hobson, professore emerito di psichiatria alla Harvard Medical School, durante la conferenza The future of science tenutasi a Venezia, l’uomo inizia a sognare all’interno del grembo materno all’ottava settimana di gestazione circa, parallelamente allo sviluppo del sistema di attivazione oculare. Alla luce di queste recenti scoperte, non sorprende come il sogno, l’esplorazione dei mondi interiori o inconsci siano temi ricorrenti nel mondo della letteratura, del cinema e dell’arte di ogni epoca.

I SOGNI NEL MONDO ANTICO

Testa di bronzo di Hypnos, dio del sonno che risiede nell’Erebo; risalente al 325 a.C., proveniente da Civitella d'Arna, conservata nel British Museum
Testa di bronzo di Hypnos, dio del sonno che risiede nell’Erebo; risalente al 325 a.C., proveniente da Civitella d’Arna, conservata nel British Museum

Nella mitologia greca i sogni, erano considerati come figli del Sonno, Hypnos, che a sua volta era figlio della Notte e fratello gemello della Morte, Thànatos; i fratelli regolatori dei sogni dei mortali detti oneiroi erano tre: Morfeo il modellatore dei sogni mortali, colui che permetteva la manifestazione di esseri umani all’interno del mondo onirico, Icelo, lo spavento e Fantàso, l’ispiratore di stravaganze fantastiche; si pensava abitassero in una caverna confinante con il mondo di Ade, il dio degli Inferi, e da lì, attraverso l’uso di due cancelli o portali inviano i sogni ai mortali: il primo varco era costruito con corna e da esso prendevano forma i sogni veri, l’altro era in avorio, e da quest’ultimo provenivano i sogni ingannatori. Questi elementi, ci fanno comprendere come il sogno è stato ritenuto fin da sempre un fenomeno rilevante, un vero e proprio emissario divino misterioso e per questo importante da comprendere: ad esempio, nell’opera di Artemidoro di Daldi Il libro dei sogni scritto nel II sec d.C., troviamo una prima classificazione scientifica delle tipologie di sogno e diverse regole pratiche per applicare l’onirocritica, ossia l’arte di trarre presagi dai sogni e scindere il vero dal falso; a loro volta i sogni veri vengono suddivisi in due categorie: tra quelli che raffigurano l’evento così come accadrà, e in quelli che rappresentano l’evento futuro attraverso l’allegoria, dove spesso non è importante l’oggetto al fine dell’interpretazione, ma la parola che lo indica, teoria confermata anche dalla psicoanalisi attuale.

«Degli aerei sogni son due le porte, una di corno e l’altra d’avorio. Dall’avorio escono i falsi, e fantasmi con sé fallaci e vani portano: i veri dal polito corno, e questi mai l’uom non scorge indarno.» Odissea, libro XIX

Il tòpos filosofico dell’impossibilità di conoscere la realtà e di conseguenza distinguerla da ciò che è falso ha radici antiche e profonde nella storia dell’umanità e di questo possiamo trovare esempio nelle testimonianze giunte fin noi delle religioni precristiane o nel lavoro di molti filosofi dell’antichità come Platone che con il suo Fedro introduce il concetto di Iperuranio, descritto come un luogo al di là del cielo dove risiedono le idee perfette e eterne accessibili solo tramite l’uso del puro intelletto, Platone ci spiega come esse siano necessarie all’esistenza delle cose terrene attribuendo così un primato assoluto dell’iperuranio sul mondo reale e per questo considerava i sogni come espressione del mondo delle idee, di un paesaggio interiore che si contrappone alla realtà delle cose.

I SOGNI NEL MEDIOEVO

Nel Medio Evo europeo il folklore popolare di stampo cristiano considerava i sogni come possibili rivelazioni della benevolenza dello spirito divino, per questo era molto diffusa l’idea dei sogni taumaturgici e premonitori, popolati da Santi e di avvenimenti miracolosi: tra gli esempi

storici più famosi si ricordano, ad esempio il sogno dell’imperatore Costantino grazie al quale egli si sarebbe convertito al Cristianesimo; secondo il racconto l’imperatore rivoltosi in preghiera, fu testimone con tutto il suo esercito di un evento celeste prodigioso ossia l’apparizione di un incrocio di luci sopra il sole sovrastato dalla scritta in hoc signo vinces. Nella notte successiva gli sarebbe apparso Cristo in sogno, ordinandogli di adottare come proprio vessillo il segno che aveva visto in cielo contro i propri nemici; dopo questo evento miracoloso Costantino chiamò dei sacerdoti cristiani per essere istruito sulla religione cristiana e vinse La Battaglia di ponte Milvio avvenuta nel 312, mettendo così fine al regno di Massenzio e segnando l’inizio di una nuova era per tutto l’impero.

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La battaglia di Ponte Milvio, di Giulio Romano (1499-1546)

Un’altra storia importante riguarda la guarigione del diacono Giustiniano, avvenuta nella chiesa dei Santi Cosimo e Damiana, secondo la leggenda infatti essi sarebbero apparsi nei suoi sogni e avrebbero guarito la gamba malata del povero diacono operando un vero e proprio trapianto; Questa storia diede origine a un pellegrinaggio senza sosta, infatti, molti fedeli per anni si recarono nella stessa Chiesa per sognare gli stessi Santi e ricevere la medesima grazia, fenomeno che avveniva in tutta Europa e testimonia la diffusione delle credenze nei sogni religiosi e risanatori che davano vita ad autentici fenomeni di massa improntati alla ricerca dell’intervento soprannaturale.

Beato Angelico,Guarigione del diacono Giustiniano, 1443
Beato Angelico,Guarigione del diacono Giustiniano, 1443

DALLA MODERNITÀ FINO AD OGGI

Nel corso dei secoli XVI e XVII si assiste all’ingresso dell’immaginario onirico all’interno del mondo teatrale, diventando insieme alla follia e all’illusione simbolo indiscusso del teatro barocco con il quale si sposa in modo perfetto con l’ambiguità del sogno specchio della realtà; come afferma Giovanni Macchia:

«i sogni e la follia sono i grandi temi in cui si esalta l’irrazionalità del secolo, così il tema classico del sogno ha uno sviluppo che l’epoca classica non conosceva.»

Nel teatro si passa man mano dalla semplice messa in scena dei sogni nelle pièce teatrali fino ad arrivare alla creazione di opere interamente dedicate a questo obbiettivo, che altro non sono se non la rappresentazione di veri e propri sogni all’interno dello spazio- realtà teatrale, come ad esempio avviene nelle opere di Shakespeare come Sogno di una notte di mezz’estate 1595, La Tempesta, 1611 o La vita è sogno, 1635 di Pedro Calderón de La Barca.

J.H. Füssli, Matrimonio di Titania, 1775-1790
J.H. Füssli, Matrimonio di Titania, 1775-1790

In Inghilterra fin dal 1750, vengono pubblicati svariati libri sui sogni, tra i quali troviamo Discourse on Dreams and Night Visions di David Simpson, il quale pur essendo nato in un ambiente razionalista conferisce al sogno una grande importanza, valutandolo come superiore all’attività razionale; già nel 1700 infatti si fa avanti la concezione romantica del sogno, secondo la quale solo grazie ad esso è possibile conoscere la vera essenza dell’essere, nobilitando il sogno ad uno strumento di conoscenza della realtà e una fonte di sapere nel quale la fantasia, per quanto esasperata, non crea ma rivela i processi e i fenomeni dell’esistenza biologica e psichica che sfuggono al controllo della ragione, idea che si concilia con la concezione filosofica classica di Aristotele, secondo cui il sogno rappresenta l’unico modo per perdersi ed entrare in contatto con le profondità del cosmo.
Comincia così, ad emergere con forza un’attenzione ai simboli, non più visti come semplici tradizioni radicate nella cultura popolare ma nobilitati a strumento per indagare la propria realtà interiore: i simboli saranno sempre più importanti nelle future interpretazioni, dal Romanticismo all’epoca contemporanea, aprendo così la strada alla nascita della psicoanalisi.

Molti autori dei secoli XIX e XX a cominciare da E.A. Poe hanno affrontato il tema del rapporto tra sogno e realtà come nell’emblematica poesia A Dream Within a Dream, 1849 che ha reso celebre l’idea che la vita dell’uomo non sia altro che un sogno dentro al sogno, rifiutando così il razionalismo di stampo illuminista che ritiene incapace di risolvere le tragedie del mondo. Altri hanno addirittura basato la propria opera sulla creazione di mondi onirici come ad esempio P.H. Lovecraft che in numerose sue opere conferisce un ruolo di primo piano alla dimensione onirica come nelle visioni di Oltre il muro del sonno, Hypnos e Polaris; i sogni nella vita dell’autore sono stati così importanti al punto tale di arrivare addirittura a dubitare sul suo diritto di considerarsi legittimo proprietario delle storie che ha sognato:

«I wonder, though, if I have a right to claim authorship of things I dream? I hate to take credit, when I did not really think out the picture with my own conscious wits. Yet if I do not take credit, who’n Heaven will I give credit tuh? Coleridge claimed “Kubla Khan”, so I guess I’ll claim the thing an’ let it go at that. But believe muh, that was some dream!» H.P. Lovecraft: Letters To Alfred Galpin

Ma Lovecraft non fu il solo artista a dubitare della sicurezza della propria mente, a questo proposito è curioso nominare anche un episodio accaduto al famosissimo Salvador Dalì, – esponente di spicco del Surrealismo, la corrente artistica onirica per eccellenza, che pone al proprio centro la ricerca di un diverso grado di realtà chiamato surrealtà, affermando così la supremazia dell’irrazionale sulla ragione tramite l’uso di automatismi psichici e le alienazioni mentali – Il quale durante la première di Rose

Hobart, un cortometraggio realizzato da Joseph Cornell nel 1936, interruppe lo spettacolo, andando su tutte le furie dichiarando di essere stato derubato da Cornell:

«My idea for a film is exactly that, and I was going to propose it to someone who would pay to have it made. I never wrote it down or told anyone, but it is as if he had stolen it. He stole it from my subconscious! He stole my dreams!.»

Tra i maestri della letteratura contemporanea vi consiglio di leggere il  pioniere della fantascienza contemporanea Philip K. Dick con il suo Ubik o Ma gli androidi sognano pecore elettriche?  o per i lettori più romantici Jorge Luis BorgesJo , uno dei maggiori esponenti della letteratura fantastica del XX secolo, il quale ha toccato diversi temi esoterici nella sua produzione letteraria come il concetto di doppelgaenger, le realtà parallele del sogno e gli slittamenti temporali, come ad esempio ne Le rovine circolari, 1940 dove lo scrittore affronta il tema della vita umana come sogno:

«Andò incontro ai gironi di fuoco: che non morsero la sua carne, che lo accarezzarono e inondarono senza calore e senza combustione. Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo.»

https://archeonexus.wordpress.com/

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