L’IMPORTANZA DI SAPERSI COMMUOVERE

 

 

 

Quella che chiamiamo “commozione” è un’emozione di gioia che contiene un particolare movimento del cuore, un movimento che ti porta a percepire un forte senso di unità, di appartenenza, di compassione (nel senso di sentirsi partecipi dell’emozione dell’altro). Può far scaturire il pianto e lasciarci in una soglia particolare di gioia dove percepisci anche la sofferenza.

Questa sofferenza è spesso la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di più grande, di incontenibile, che è meraviglioso ma che in qualche modo ci richiede di abbandonarci, di fidarci. Forse è l’ego che soffre di fronte a questa visione, in ogni caso è una dolce sofferenza, perchè è circondata di gioia che si espande.

La commozione è l’emozione che ci indica che abbiamo contattato qualcosa di vero, che ci appartiene profondamente. Quando ti commuovi di fronte alla scena finale di un film in cui il protagonista ritrova la sua amata dopo una lunga ricerca, è perchè ti connetti all’emozione che provi quando ritrovi un frammento di te stesso che avevi dimenticato. Quell’emozione ti guida a sperimentare letteralmente quel “ritrovarsi”. I grandi mistici, come San Francesco o il nostro Padre Pio, erano tutte persone che vivevano spesso in uno stato di commozione quasi febbrile, perchè erano costantemente in contatto con una grande quantità dei loro frammenti dimenticati. Non mi stupirebbe scoprire che San Francesco si commuoveva di fronte a un insetto, a un filo d’erba, o a una nuvola nel cielo. Perchè quando sei aperto al divino, qualsiasi cosa ti si pari di fronte luccica e canta come l’amata che hai appena ritrovato.

Allo stesso modo, quando ti commuovi perchè alla fine di un libro il protagonista a cui eri così affezionato muore, è perchè ti connetti all’emozione della perdita di un frammento di te, un’emozione che tutti abbiamo sperimentato più e più volte anche se non ne abbiamo memoria.

Perdersi e ritrovarsi è il gioco cosmico della consapevolezza, e l’emozione della commozione è ciò che si attiva quando giochiamo più intensamente a questo gioco.

Quando perdi ti commuovi con dolore, quando ritrovi ti commuovi con gioia. E più ti inoltri nel cammino della consapevolezza, più ti rendi conto che perdere e ritrovare sono come sempre lati della stessa moneta. Allora cominci a voler percepire gioia nel perdere e dolore nel ritrovare (ma più spesso gioia nel perdere, perchè il dolore non ha un sapore gradevole). Allora cominci a capire che in ogni perdita c’è un diamante nascosto sotto il velo della disperazione. Certo, è sano e sacro il pianto per una perdita, ma più sacro ancora è il sorriso dopo il pianto.

Ecco, ad esempio, mentre scrivevo quest’ultima frase mi sono un pò commosso 🙂 .

Nel quotidiano le piccole commozioni ti dicono se ciò che stai osservando o facendo è puro, vero, allineato con ciò che sei. Il lato oscuro di questa emozione è il provare pena, il sentirsi in colpa per le sventure altrui, che ci spinge magari a cercare di aiutare l’altro per risolvere in noi quel fastidioso senso di sofferenza.

Naturalmente però è impossibile portare aiuto reale da uno spazio di pena o senso di colpa. Sì, potrai materialmente fare delle azioni, ma dal punto di vista dell’Anima non darai vero supporto, anzi forse complicherai le cose ancora un pò. Se ti senti in colpa, se l’altro ti stimola un senso di pena, meglio non fare nulla, e cercare di capire invece cosa l’altro riflette di te stesso. Quale parte di te rappresenta l’altro? Per quale parte di te provi quel senso di pena, quel senso di colpa?

Contemplando queste domande non solo riceverai maggiore consapevolezza, ma potrai effettivamente aiutare l’altro su un piano più elevato, oppure sarai sinceramente stimolato a sostenerlo sul piano materiale, stavolta guidato però da una sincera compassione, da un vero senso di unità.


Quindi, quando percepisci qualcosa e ti commuovi quella cosa è buona? Beh, dipende.

Sono sicuro che molti tedeschi si commuovessero durante i comizi di Hitler, questo non significa che l’olocausto sia stata una buona cosa di per sè. Ma se hai mai sentito registrato un comizio di Hitler (specialmente i suoi discorsi ai giovani tedeschi), molto spesso veniva comunicato un messaggio di appartenenza, di forza, di riscatto. Questi sono i valori che generano commozione… cosa poi si faccia in nome di tali valori e tutta un’altra questione.

Quando percepisci qualcosa e ti commuovi quello con cui stai entrando in risonanza è un archetipo che ti appartiene e che risuona con la tua Anima. Può essere espresso sotto forma dei valori più diversi, alcuni dei quali possono essere anche profondamente distorti. Un cattolico fondamentalista magari si commuove di fronte al sacerdote che arringa sul terribile peccato dell’aborto, ma ciò non toglie che quella persona in quel momento sta contattando dei valori fondamentali (il rispetto per la vita in tutte le sue forme), anche se distorti da un contesto dogmatico.

In altre parole, non ti sto dicendo di affidarti all’equazione COMMOZIONE=VERITA’ , ma piuttosto di imparare a commuoverti e ad osservare quell’emozione scoprendo cosa stimola in te che prima non conoscevi. Ti potrà capitare di commuoverti per le cose “sbagliate”, per messaggi distorti dal dogma o per stimoli distruttivi mascherati da positività, ma imparare a percepire consapevolmente la commozione ti darà anche la capacità di discernere tra lo stimolo esterno e l’emozione che sorge, finchè potrai “scegliere” di commuoverti, non più come una reazione automatica a stimoli talvolta distorti, ma come una scelta consapevole verso qualcosa che ti risuona profondamente.


Usare la musica per stimolare il mondo emozionale

La musica è uno degli strumenti più potenti per generare in te la commozione. Puoi ascoltare una musica che ti commuove quando fai qualsiasi cosa, e questo ti porterà naturalmente a fare quella stessa cosa in modo più allineato, o a capire che non ti interessa affatto fare quella cosa.

Quando scrivo le mie meditazioni guidate, spesso ascolto la musica che farà da sottofondo alla meditazione, e questo mi porta in uno stato di commozione che stimola il pianto. Le dita volano sulla tastiera, e so che è lo stato ideale per creare qualcosa che poi dovrà ispirare l’emozione in altre persone. Non solo, ma dopo un’ora di scrittura febbrile mi sento riposato, nutrito e ancora pieno di creatività. Perchè quando fai qualcosa che ti rappresenta veramente… non sei mai stanco.

Ti consiglio quindi di circondarti di musica che stimola in te la commozione. Musica classica, epica, pop… il tema del tuo film preferito, o qualunque musica che per te è stimolante. Allenati a commuoverti e a percepire le sottili variazioni di questa emozione.

Talvolta pensiamo che le emozioni siano qualcosa che non possiamo nutrire: o ci sono, o non ci sono. E quando ci sono stiamo lì a subirle senza fare nulla. Il che può anche andare bene quando si tratta di emozioni positive, ma è assai deletereo quando sono emozioni distruttive.

Allenati quindi a far espandere l’emozione e percepiscila nel suo svolgersi, dal momento in cui origina, al picco emozionale, a quando torna a calare. Osservala nel suo fluire, nel suo stimolare varie aree del tuo corpo, nel suo stimolare pensieri, ricordi, immaginazioni.

Può essere di grande aiuto muovere il corpo, trovare dei gesti che amplificano l’emozione. Oppure cantare, scrivere, o esprimersi in qualsiasi modo. Le emozioni sono solo flussi di energia, puoi imparare a canalizzarli, ad amplificarli, e a direzionarli a volontà.

Anche se in questo articolo parlo della commozione, puoi fare questo gioco usando qualsiasi altra emozione ti piaccia. La commozione infatti è un’emozione  contemplativa: quindi non credo che ti sia utile commuoverti mentre fai una corsa o qualcosa di energetico. E’ un’emozione femminile e ricettiva, per cui magari non è la più indicata per quelle attività che ti richiedono di essere attivo, maschile e penetrante.

Tuttavia, come uomo e come ricercatore spirituale trovo che la commozione sia un potente strumento, soprattutto per chi, come me, ha sofferto per anni di eccessiva freddezza emozionale. Quando ti commuovi profondamente, quel flusso di energia è talmente potente che la mente razionale finisce per arrendersi di fronte alla percezione di qualcosa che sfugge alla sua logica.


 Per te: uomo che non sai piangere

Per i maschi in particolare questo gioco delle emozioni può essere ostico inizialmente. Anche se vi ritenete persone liberali, scoprirete quanto della cultura machista è radicato nel profondo di voi. Potreste provare vergogna per le vostre emozioni, o sentirvi effeminati perchè vi emozionate. Solitamente i maschi si concedono solo emozioni di gioia ed entusiasmo, ma raramente mostrano le delicate profondità della vera commozione.

Qualcosa che nel tempo vi aiuterà a convincervi dell’importanza di commuoversi è capire che un uomo in grado di commuoversi è oggi ritenuto un uomo attraente, sensibile e del quale ci si può fidare. Paradossalmente vi ritroverete a sentirvi più uomini, e ad avere più potere maschile, più imparate a commuovervi e a contattare la vostra parte femminile. Sicuramente attrarrete più donne, perchè emanerete un’energia che le richiama naturalmente!

La commozione infatti è un’emozione tipicamente femminile, perchè vi richiede di entrare in uno stato ricettivo, uno stato di fiducia in cui vi aprite a qualcosa di più grande, senza cercare di penetrarlo o controllarlo nel senso maschile del termine.

Questo non significa che dovete diventare uomini fragili o facili al pianto, perchè la vera commozione non è un simbolo di fragilità, ma all’opposto è un segno di grande apertura, di grande ascolto, e in fondo di forza.
Immaginate un leader che tiene un comizio. Quanto sono più forti le sue parole se all’apice del suo discorso si commuove sinceramente, se lascia scorrere qualche lacrima, fa una pausa e poi riprende il suo discorso?


Infine, un altro fattore che ci rende difficile aprirci alla commozione è la paura di arrendersi a qualcosa che la nostra mente ritiene “melenso”, “buonista” o parte di una cultura a cui vogliamo ribellarci. Anche questa è una trappola in cui è facile cadere, ma è sufficiente rendersi conto che tutto ciò che ci circonda sono solo strumenti, nulla più.

Se un video che altri dicono “melenso” ci commuove, l’accento è su quell’emozione che viene stimolata in noi, non sul video stesso. In altre parole il gioco è imparare a stimolare, sperimentare e vivere una certa emozione, senza preoccuparsi troppo degli strumenti che useremo per fare questo. Essere capaci di commuoverci non ci rende nè migliori nè peggiori degli altri… non ci rende più fragili o più forti, ma sicuramente ci dà la possibilità di osservare e sperimentare qualcosa che prima era chiuso nel cassetto.

Per questo, trova ciò che ti commuove e non giudicare ciò che commuove gli altri. Sicuramente molte persone sono commosse da fatti banali, melensi e quant’altro… ma a mio parare il solo fatto che le persone abbiano ancora la capacità di commuoversi dovrebbe far passare in secondo piano tutto il resto.

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