RITROVARE CHI NON HA PIU’ UN CORPO

 

 

 

Ritrovare chi non ha più un corpo è un salto quantico nell’immaterialità e bisogna arrivarci preparati… per non lasciarselo sfuggire tra le mani!

Come si fa a incontrare qualcuno che non occupa spazio né tempo?

Questo, per noi che ancora abbiamo un corpo, è difficile da comprendere.

Siamo talmente abituati a considerare solo ciò che si può toccare, da dimenticare tutto il resto.

L’abuso della materialità e dei sensi fisici ci ha oscurato il cuore, facendoci perdere il contatto con tutto quello che non occupa una posizione fisica.

Per questo l’immaterialità (che permea la nostra vita) ci sfugge.

Esiste un mondo impalpabile di pensieri e di sensazioni cardiache, che utilizziamo costantemente senza prestarci attenzione, e di cui ci rendiamo conto soltanto quando il dolore psichico intrappola, senza che sia più possibile far finta di niente.

In quei momenti riconosciamo all’immateriale la sua realtà.

Ma purtroppo, avendolo trascurato troppo a lungo, non siamo preparati a gestirlo.

Nei momenti di dolore, molti preferiscono ancora ricorrere ai farmaci che, bloccando la percezione cardiaca, ottundono completamente la possibilità di imparare a coordinare le realtà non concrete.

Per ritrovare chi non ha più un corpo è necessario abituarsi alla totale mancanza di coordinate spazio temporali.

Solo così è possibile accogliere le istruzioni del cuore.

Noi psicologi non siamo sacerdoti e nemmeno scienziati, però abbiamo voce in capitolo in materia di psiche.

La psiche non è concreta, non si può toccare e non occupa spazio.

E’ soggettiva.

Non si può riprodurre in laboratorio, non si può clonare.

Ogni individualità è uguale solamente a se stessa.

Ecco perché per tanto tempo anche alla psiche, come al cuore, non è stata riconosciuta nessuna realtà.

Ma se oggi si possono evitare molte sofferenze psicologiche è proprio grazie al riconoscimento della psiche e della sua autenticità.

Allo stesso modo, è importante rendersi conto che esiste una realtà intangibile che ci accompagna sempre.

Nel mondo immateriale, di cui si occupa il cuore, è possibile incontrare le persone che abbiamo amato e che non hanno più un corpo.

La morte è la perdita di tutto ciò che è fisico ma non la perdita di tutto ciò che esiste.

I legami che abbiamo avuto (e che non sono fisici) proseguono anche dopo la morte del corpo.

I legami sono realtà cardiache che si sviluppano e crescono (con o senza l’esistenza dei corpi fisici).

Quando qualcuno muore, il legame continua ad esistere e a potenziarsi.

La presenza non fisica di chi amiamo, in assenza del corpo diventa più importante e possiamo riconoscerla senza i vincoli imposti dalla materialità.

Questo significa che si può avere un incontro tutte le volte che lo si desidera, perché non dipende più ne dal tempo ne dallo spazio.

Spazio e tempo riguardano solo i corpi.

In assenza di corporeità tutti i limiti della fisicità scompaiono.

Chi non ha più un corpo, esiste all’interno di un legame vincolato solamente dalla psiche.

Lì è possibile ritrovarsi e comunicare.

Tanto più, quanto la psiche è capace di tollerarne la realtà.

I concetti spaziali e temporali ci rendono difficile identificare i termini dell’immaterialità.

Dobbiamo creare una cultura che ci aiuti decodificarne i messaggi.

Per questo è così importante parlarne e condividere le esperienze soggettive, superando l’imbarazzo e accettandone l’A-normalità.

Maggiore sarà la tolleranza verso ciò che è nuovo, maggiori saranno le possibilità di farne esperienza.

Incontrare chi non ha più un corpo presuppone un cambiamento culturale e l’accettazione di una realtà soggettiva che affianca la realtà oggettiva.

Occorre ammettere l’esistenza di un’immaterialità reale che funziona con modalità proprie.

Il ricordo segnala la presenza.

Il cuore la riconosce.

L’affettività ne fa esperienza.

Ciò che esiste nel cuore, forse … non è normale.

Ma certamente, è vero.

 

 

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