SARÀ UN’EUROPA SEMPRE MENO PER DONNE?

“Rispettateci! Non siamo una preda facile, nemmeno se siamo nude!!!” Fonte:http://www.sextelling.it

 

 

 

L’afflusso sempre più massiccio ed incontrollato in Europa di persone provenienti da diverse realtà culturali, in particolar modo uomini musulmani portatori di una visione del mondo il cui impatto con le conquiste dell’emancipazione femminile è potenzialmente devastante, rappresenta o no una minaccia per le donne di questo continente?
Perché alcune delle maggiori organizzazioni hindu e sikh in Gran Bretagna (1) hanno avvertito le autorità della possibilità di “assalti sessuali pianificati di massa in stile Colonia” ai danni delle donne bianche e asiatiche non musulmane?
Perché chi gestisce la cosiddetta politica dell’accoglienza, soprattutto dal punto di vista mediatico, non gradisce che si riferiscano all’opinione pubblica i dati sempre più allarmanti su una vera e propria epidemia di stupri da parte di stranieri in paesi come la Svezia, che sono anche quelli maggiormente coinvolti dai flussi migratori?
Perché i movimenti femministi e tutto il mondo progressista, così attenti alla difesa dei diritti civili, non protestano contro queste violenze sulle donne e contro i segnali sempre più preoccupanti che provengono da una realtà che non parla affatto di integrazione dello straniero nel nostro mondo ma di sopraffazione da parte di culture esterne sempre più aggressive nei confronti del modello di vita occidentale, non privo di difetti e storture ma sicuramente il migliore possibile in quanto a offerta di libertà alle donne?
La scelta del neo sindaco di Londra (musulmano) di vietare (2) i manifesti pubblicitari con corpi femminili troppo perfetti e scoperti è difesa del “corpo delle donne” o un antipasto della sharia che verrà?

 

Ripartire da Colonia. 

Per rispondere a queste domande è bene ricordare ciò che accadde il 31 dicembre 2015.
Il primo gennaio la Polizia di Colonia rilasciò questo comunicato: “Tutto si è svolto in tranquillità questa notte” ma non era vero. Quella notte di festeggiamenti per San Silvestro era accaduto di tutto e qualcosa di mai visto prima né per le strade della civile capitale del Nord-Reno Westfalia e neppure nell’intera Germania ed Europa, ed occorsero diversi giorni prima che i media mainstream ne raccontassero, rompendo un’inspiegabile congiura del silenzio a livello mondiale che arrivò a comprendere le principali reti televisive statunitensi. (3)

 

Immagine tratta da un video girato durante la notte di capodanno di fronte al Duomo di Colonia.

Spesso la donne vittime degli assalti sono state riprese col telefonino dagli stessi aggressori.

Incredibilmente, quello che ormai possiamo considerare un attacco terroristico condotto secondo la tecnica del swarm attack (attacco a sciame) avvenuto in contemporanea in diversi paesi europei: Germania, soprattutto, ma anche Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia, fu tenuto nascosto all’opinione pubblica, nell’era della comunicazione immediata globale, per una settimana.
Dopo le cronache della stampa locale, fu il sito inglese indipendente Breitbart London a raccontare per primo al mondo, (4) il 4 gennaio, delle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate ai danni delle donne europee da gruppi di uomini organizzati dall’aspetto nordafricano e mediorientale, avvenute in maniera sistematica a Colonia la sera di Capodanno.
Queste aggressioni, come confermato dai racconti delle vittime, risultarono condotte attraverso la modalità del taharrush gamea. (5) Un’usanza di intimidazione e predazione sessuale di gruppo utilizzata in alcuni paesi islamici ai danni di donne troppo emancipate secondo i canoni culturali locali, oppure trovate sole per strada o isolate in mezzo a manifestazioni di piazza. Un gioco crudele dove le donne vengono circondate, spogliate, toccate in ogni parte del corpo e violate nelle parti intime con le dita da gruppi di decine di uomini e che, durante le recenti “rivoluzioni colorate” nel mondo islamico, prese di mira anche donne occidentali, come nel caso della giornalista americana Lara Logan, (6) aggredita sessualmente e quasi linciata in Piazza Tahrir al Cairo nel 2011 durante un reportage per la tramissione “60 Minutes” della CBS.

Nel rapporto ufficiale (7) su quelli che erano ormai divenuti “i fatti di Colonia”, presentato dal ministro degli interni del Nord-Reno Westfalia Ralf Jäger e pubblicato sulla Bild il 21 gennaio, erano elencate le 821 denunce sporte solo nella città renana – ma il numero totale delle vittime ammonta a più di mille – per furto, aggressione a scopo sessuale (ben 359 casi) fino allo stupro di gruppo.
Il rapporto prova che l’aggressione andò avanti per tutta la notte e che i primi episodi avvennero alle ore venti, proprio mentre la cancelliera Angela Merkel indirizzava il suo augurio televisivo di fine anno ai concittadini, esortandoli all’ineluttabile accoglienza nei confronti dei migranti e facendosi per la prima volta sottotitolare in arabo in segno di buona volontà di integrazione. Sottomissione, direbbe piuttosto qualcun altro.
Nei giorni successivi alla rivelazione dei crimini perpetrati a Colonia e nel resto d’Europa, l’opinione pubblica si chiedeva il perché dell’assoluta inadeguatezza della risposta delle autorità e delle forze dell’ordine a questo atto, che riuscì a terrorizzare e a lasciare un marchio indelebile e in stato di shock l’opinione pubblica europea come e forse più di altri attacchi condotti con metodi più, diremmo, convenzionali di terrorismo.

Le testimonianze (8) raccontano di come gli assalitori avessero preso possesso della piazza attraverso il lancio di petardi a scopo diversivo e le donne si fossero trovate, nella confusione, circondate e sospinte nello spazio compreso tra il Duomo e la Stazione (chiusa, quindi senza possibilità di offrire
loro una via di fuga) in quella che assomigliava proprio ad una tattica di accerchiamento.
Per il fatto che i perpetratori poterono agire per ore indisturbati, la polizia di Colonia si giustificò dicendo che si era trovata a fronteggiare qualcosa di “totalmente inatteso”.
Le autorità seppero subito che si trattava di aggressori nordafricani o mediorientali, tuttavia il riflesso condizionato del politicamente corretto e della ragion di stato – il non poter sconfessare la politica delle porte aperte della cancelliera Merkel – le indussero a minimizzare e addirittura a negare gli eventi, accusando al contempo di razzismo chi osasse tirare in ballo i migranti.
È probabile che il quadro completo di ciò che avvenne a Colonia debba ancora essere delineato, ma ogni giorno, ancora a distanza di sei mesi dall’accaduto, si aggiungono tasselli ad una trama che diventa sempre più inquietante, torbida e vergognosa per le autorità tedesche e non solo.
La polizia ha infine dovuto ammettere che gli assalti alle donne – e anche a uomini e a persone omosessuali – occorsero in 12 dei 16 stati della Repubblica Federale Tedesca, (9) prova della coordinazione degli attacchi sotto un’unica regia, ma vi è qualcosa di ancor più grave che deve essere raccontato.

Dalla rivelazione di un memorandum interno della Polizia di Colonia, secondo Die Welt, (10) si apprende che essa fu preavvertita della possibilità di azioni criminali da parte di nordafricani, durante le celebrazioni di fine anno. La nota, del 29 dicembre, diceva:

“in concomitanza con i festeggiamenti ed il consumo di alcool è ragionevole attendersi situazioni a rischio in aree affollate, come un aumento dei borseggi e delle aggressioni fisiche, soprattutto da parte di NAFRI (nome convenzionale per nordafricani, NdR) che potrebbero avvantaggiarsene”.

Non solo. Il problema della mancanza di forze di polizia sufficienti a fronteggiare l’emergenza fu dovuto alla decisione del ministro renano Ralf Jäger di negare al capo della polizia Wolfgang Abers (11) i rinforzi richiesti, in numero di almeno 100 uomini. Uno dei documenti inviati dal ministro alla polizia il primo gennaio dimostra che il governo della Renania-Westfalia sapeva perfettamente cosa fosse accaduto. Vi erano stati

“stupri, abusi sessuali, rapine, scippi, compiuti da stranieri e, in particolare, un gruppo di 40-50 persone aveva assalito giovani donne nella zona antistante la stazione ferroviaria.”

Ricordate invece cosa aveva twittato la polizia? “Tutto tranquillo”.
Jäger, che ha mentito ai suoi cittadini e ha tramato per silurare il capo della polizia; che premette sulla polizia (12) affinché fosse cancellato dal rapporto sulle denunce la parola stupro, con la motivazione che “con il dito non si può definire stupro” (13) e affermò infine che “i discorsi razzisti della destra sui social sono altrettanto gravi degli stupri” (14) è ancora incredibilmente al suo posto.
È assai probabile inoltre che i servizi segreti di diversi paesi sapessero. C’è infatti anche una strana storia che riguarderebbe la trasmissione, nei giorni precedenti al 31 dicembre, dalla polizia tedesca a quella finlandese,(15) di informazioni riservate sull’allerta per possibili atti di violenza da parte di immigrati da effettuarsi in concomitanza dei festeggiamenti di fine anno. Questa preconoscenza avrebbe permesso alle autorità finlandesi di eseguire perfino alcuni arresti preventivi. La notizia si basa su un’intervista radiofonica con il ministro degli Interni finlandese Petteri Orpo, (16) che però non ha rivelato la fonte dell’intelligence. L’ennesimo caso in cui qualcosa è stato lasciato accadere? E a quale scopo?

 

Anche l’edizione tedesca della rivista Focus ha dedicato la copertina ai tragici avvenimenti della notte di Capodanno.

 

Fu atto di guerra? 

Come per tutti i crimini, anche per le aggressioni di Colonia abbiamo evidenti prove circa gli esecutori materiali (immigrati nordafricani e mediorientali anche di seconda e terza generazione, oltre a migranti dell’ultima ora) ma solo indizi sui mandanti. Gli esecutori furono probabilmente arruolati tramite il passa parola, gli SMS e il denaro, dimostrando che, con la giusta parola d’ordine, si possono slatentizzare e attivare migliaia di cellule dormienti già presenti sul nostro territorio.
Chi organizzò quindi lo swarm attack di terrorismo sessuale, (17) invitando i maschi islamici al gioco
dello stupro in un assalto di stampo razzista (anti-autoctono, anti-bianco e, perché no, anti-cristiano nonché misogino), che ebbe come obiettivo le donne europee, scelte accuratamente in mezzo alla folla dei festanti e colpite nel momento in cui si trovavano fuori casa, in luoghi aperti, sole o in compagnia di altre donne, insomma indifese? “Andavano a caccia delle donne”, “sembravano un vero esercito”, riportano le numerose testimonianze, tra le tante, di un portiere d’albergo, (18) di uomini della polizia e delle stesse ragazze vittime delle violenze:

“A decine formavano un cerchio e assalivano le donne, chiudendo loro ogni via di fuga, impedendo fisicamente di uscire. Poi stringevano il cerchio e passavano alle vie di fatto, urlando. Sono state storie d’inferno, come fosse una guerra ma noi eravamo vittime civili. E ora nella nostra città non ci sentiamo più sicure.” (19)

C’è un’intervista ad un “profugo siriano” in Germania (20) su YouTube dove egli, alla domanda “qual è il suo rapporto con i tedeschi in questa cittadina?” risponde, e lo ripete anche in altre parti dell’intervista:

“Be’, abbiamo problemi con i civili”.

Conosco una sola categoria di persone che si riferirebbero agli abitanti di una città come a “civili”, ovvero un soldato.

Questi riferimenti agli eserciti e alla guerra che scaturiscono dai resoconti di quello che sembrava all’apparenza solo un brutto fatto di cronaca, rimandano ad una brillante ricerca di una studiosa americana, Kelly M. Greenhill, dal titolo “Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy” (Armi di migrazione di massa: deportazione, coercizione e politica estera), pubblicato in volume dalla Cornell University Press nel giugno 2011.

La ricerca di Greenhill analizza, senza filtri emotivi e political correctness ma in modo scientifico, il fenomeno delle migrazioni di massa dal punto di vista strategico. Ovvero gli spostamenti sempre più frequenti e sospetti, perché sembrano provocati ad arte, di masse di persone verso quei paesi che, ecco la stranezza, in vari modi sono sottoposti alle pressioni economiche e politiche che provengono da specifici interessi nazionali e sovranazionali…

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