SE IL 23 GIUGNO SI VOTASSE ANCHE IN ITALIA PER L’USCITA – IN UN COLPO SOLO – DA UE E EURO, CHE ACCADREBBE?

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Lunedì scorso, il principale quotidiano economico nazionale, nella sua versione cartacea, riguardo al possibile successo del Brexit al referendum del 23 giugno scriveva testualmente “L’unica cosa certa è che si cercherebbe di dare all’Inghilterra una lezione durissima, facendole pagare cara l’uscita, nella speranza di dissuadere i cittadini europei dal cercare simili avventure”.

Nemmeno i dispacci delle SS ai tempi bui del nazismo arrivavano a simili livelli di arrogante violenza nei confronti della libera espressione democratica del volere popolare.

23 giugno

Semmai ve ne fosse bisogno, si tratta dell’ennesima dimostrazione che la ue NON è una struttura democratica, ma un regime dittatoriale asservito alle élites finanziarie (che sono ben diverse dai ceti imprenditoriali e capitalistici tradizionalmente intesi) che guadagnano e speculano su una realtà economica “virtuale” scaricando le perdite sulla popolazione ed incamerando guadagni impressionanti.

Non è un caso se l’ex sindaco di Londra Boris Johnson abbia dimostrato che il top management delle aziende quotate del FTSE100 arrivi a guadagnare 150 volte lo stipendio medio di un loro dipendente, contro le 25 volte di inizio anni 80. E’ chiaro che le oligarchie non vogliano mollare la presa e siano disposte a tutto, pur di mantenere la popolazione europea nella loro morsa d’acciaio costituita da alta disoccupazione, bassa crescita e fortissima immigrazione.

E l’Italia? L’Italia sta infinitamente peggio dell’Inghilterra: per la prima volta nella sua storia, la speranza media di vita è scesa, ben 11.000.000 di italiani rinunciano a cure mediche per mancanza di soldi ed il 10% della popolazione non sa se il giorno successivo sarà in grado di mangiare.

Un panorama desolante come neppure la Seconda Guerra Mondiale ci aveva lasciato, simile, forse, solo alla situazione dei paesi dell’ex blocco sovietico all’indomani del crollo del muro di Berlino. Naturalmente, mentre gli italiani rinunciano a curarsi, questo governo di non eletti, spende 7 miliardi di euro per l’accoglienza di sedicenti “profughi” belli in carne e robusti che pretendono aria condizionata, televisione satellitare e ogni altra comodità.

Tutto questo per spiegarvi che all’interno di questa Ue NON esiste speranza per l’Italia.

Ma cosa accadrebbe in caso di italexit?

Proviamo ad immaginare che il 23 giugno si votasse da noi e vincessero i fautori dell’uscita dalla Ue e dall’euro. In base ai trattati della Ue, verrebbero negoziati i tempi per l’uscita dell’italico stivale dalla cortina di ferro ed il ritorno alla lira. Sarebbe morte distruzione e rovina? Decisamente no, e vediamo perché:

– Svalutazione della lira rispetto ad euro e dollaro, ovvero crescita del PIL: si tratterebbe del riequilibrio del cambio, ora decisamente sopravvalutato rispetto alla nostra realtà. Accadrebbe né più né meno di quanto accaduto nel 1992 a seguito della speculazione di Soros: la svalutazione della lira fece da preambolo ad una robusta crescita del PIL nel 1994 e 1995 (+2,2% e +2,9%) ed al boom delle esportazioni nei tre anni successivi (+8,7% nel 1993, + 9,6% nel 1994, +12,5% nel 1995).

Questo accadde perché la svalutazione della lira rese competitivo il made in Italy in tutto il mondo e fu il motivo per cui i tedeschi, per accoglierci nel “paradiso” dell’euro pretesero una fortissima (e artificiosa) rivalutazione della lira tramite il rapporto di cambio lira/euro che di fatto estromise le nostre aziende dai mercati internazionali a favore di quelle teutoniche.

– Rischio di inflazione quasi nullo: a quanti paventano l’iperinflazione, è bene ricordare che l’euro ha perso quasi il 30% del suo valore dai massimi, ma l’Italia e quasi tutta la ue è in deflazione, per cui il rischio di un’inflazione a due o tre cifre è solo nella mente in malafede dei prezzolati filo ue che vogliono mantenervi in uno stato di miseria e depressione. Qualora il prezzo del petrolio dovesse salire o il rapporto nuova lira /dollaro mettere a rischio il prezzo dell’energia, sarebbe sufficiente togliere qualche accisa messa dal trio infernale monti-letta-renzi per riequilibrare la situazione.

– Sovranità monetaria: la Banca d’Italia dovrebbe tornare prestatore di ultima istanza, esattamente come la Banca d’Inghilterra o la Banca del Giappone, ovvero garantire l’emissione dei titoli di stato monetizzando l’eventuale invenduto. Anche in questo caso, il rischio d’inflazione è nullo data la situazione in cui versa il paese. Grazie alla sovranità monetaria, il governo potrebbe avviare una serie di investimenti per modernizzare il paese: banda larga, manutenzione delle strade e delle ferrovie, ritorno ad una sanità pubblica degna di questo nome, tutela delle pensioni e degli anziani.

– Riforma fiscale: aliquota unica al 15% e taglio dell’iva sui generi primari, con conseguente inasprimento delle pene per gli evasori, in particolare per le grandi imprese e le banche.

– Salvataggio delle banche: nazionalizzazione delle banche e successiva rivendita una volta riportate “in bonis”, con arresto immediato e confisca dei beni per tutti gli amministratori delle banche in dissesto e condanna a pene esemplari. Questo perché ad essere tutelati devono essere i risparmiatori e non i pessimi manager.

– Aumento dei consumi interni di prodotti nazionali: la svalutazione della nuova lira renderebbe più conveniente acquistare prodotti realizzati in Italia piuttosto che in Germania e questo favorirebbe le aziende italiane ed il riassorbimento della disoccupazione.

Tutto questo potrebbe essere attuato solo in caso di uscita dell’Italia dalla ue e dall’euro. Minacce di rappresaglia? Dazi doganali? Siamo sicuri che a rimetterci non sarebbero i paesi nordici, Germania in testa?

Chiaramente, se il governo Merkel dovesse imporre dazi ai prodotti italiani, noi faremmo altrettanto contro i prodotti provenienti dalla Germania (sarebbero già oggi d’obbligo, visto che molti prodotti tedeschi sono truffaldini, vedasi i motori volkswagen!) e siamo proprio sicuri che le case automobilistiche germaniche sarebbero disposte a rinunciare ad uno dei principali mercati di sbocco dei loro prodotti? L’idiozia tedesca è un fatto storico, come la sua ottusità, ma se non vendi, non puoi far mangiare lamiera ai tuoi operai e sanzioni contro l’Italia porterebbero dritto a questo.

Speculazioni finanziarie, vendetta dei “mercati” come auspicato al Sole24ore? I “mercati” sono uomini che speculano dietro un computer sulla pelle della gente e compito della politica è regolamentare i “mercati” che sono tutto tranne che un’entità astratta, anche attraverso il carcere.

Per la cronaca, quanto illustrato qui non è fantascienza, ma manovre politiche ed economiche attuate da paesi con tassi di crescita decisamente migliori dei nostri, che hanno deciso di non svendere la loro sovranità ed il benessere dei propri cittadini ai gangsters della finanza.

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Ora, cari italiani, dovete decidere se riprendervi il vostro benessere e la vostra speranza di vita o se morire di stenti e sacrifici per servire i “padroni” della Ue. E’ tempo di decidere del vostro futuro e di quello dei vostri figli, non di agitarvi per un rigore non concesso.

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Luca Campolongo

Fonti:

http://www.kushnirs.org/macroeconomics_/it/italy__export.html

http://www.kushnirs.org/macroeconomics_/it/italy__gdp.html#main

http://www.telegraph.co.uk/opinion/2016/03/16/boris-johnson-exclusive-there-is-only-one-way-to-get-the-change/

http://www.tempi.it/qual-e-il-paese-europeo-che-cresce-di-piu-ebbene-si-limpresentabile-ungheria-di-orban#.V2ALz_mLTIU

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sanit-undici-milioni-rinunciano-cure-1269080.html

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