VIVERE IN UNA BOLLA, È IL FUTURO?

(Immagine: R. Buckminster Fuller)

In molti vedono in Fuller il padre del movimento per la sostenibilità abitativa. Nel 1960 Fuller progettò una cupola di due miglia di diametro per racchiudere il centro di Manhattan in un clima controllato. Calcolò che il suo costo sarebbe stato ammortizzato nel giro di dieci anni, semplicemente risparmiando sui costi di rimozione della neve. Il progetto si rivelò impraticabile, ma qualcuno pensa che oggi, con le nuove tecnologie, sarebbe possibile realizzare qualcosa di simile.
In risposta alla qualità dell’aria cattiva che colpisce molte città dei paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina, lo studio di architettura internazionale Orproject propone ad esempio la costruzione di un parco all’interno della città come una sorta di mega serra con orto botanico. Si tratta del “Bubbles Biodiversity Parks” ed è stato recentemente premiato.
Mi chiedo però se creare un luogo dove rifugiarsi dall’inquinamento urbano sia la soluzione giusta.
Un progetto che non risolve le cause dell’inquinamento ma di certo fa riflettere molto sul futuro di alcune città. E Fuller è stato un precursore non soltanto di un concetto abitativo ma di una riflessione, quella sulla sostenibilità delle nostre città, che oggi è di grandissima attualità.

 

Scrive Mario Giuliacci su questo progetto: No, non è fantascienza: più semplicemente è un ambizioso progetto degli anni ’60, poi mai realizzato. Nell’intento del suo progettista, R. Buckminster Fuller, la cupola (nell’immagine) avrebbe regolato le condizioni meteo e limitato le concentrazioni di inquinanti in un’ampia fetta di Manhattancompresa tra la 62-esima e la 22-esima. Se costruita, sarebbe stata alta circa un chilometro e mezzo e in superficie avrebbe avuto un diametro di circa 3 chilometri, avvolgendo così più o meno 9 chilometri quadrati di tessuto cittadino.

Più di recente una soluzione simile è stata ipotizzata per proteggere la città di Pechino dagli eccessivi picchi di smog: una società inglese, la Orproject, ha infatti studiato per la capitale cinese un sistema costituito da una serie di cupole di ETFE (particolare materiale plastico già utilizzato per la piscina olimpica di Pechino 2008) dotate di filtri a energia solare la cui funzione sarebbe proprio quella di ripulire l’aria all’interno delle cupole.

(Immagine: R. Buckminster Fuller)

Secondo Buckminster Fuller, i grattacieli di Manhattan sarebbero stati ricoperti da un’enorme cupola trasparente larga tre chilometri e alta uno e mezzo. Scrisse Fuller: “Dal basso, la cupola apparirebbe come una pellicola traslucida attraverso cui si vedrebbero cielo, nubi e stelle. Ridurrebbe le perdite d’energia, sia per il riscaldamento invernale che l’aria condizionata estiva, a solo 1/85 di quelle attuali. Ciò ripagherebbe la cupola in 10 anni. Riscaldando la superficie della cupola con resistenze elettriche, si manterrebbe una temperatura sufficiente a fondere neve e ghiaccio. L’acqua fusa della neve e la pioggia correrebbero verso una grondaia, da dove fluirebbero in grandi serbatoi di raccolta. Riducendo le perdite di energia di Manhattan, il riscaldamento e il condizionamento potrebbero essere affidati esclusivamente all’energia elettrica. Questo eliminerebbe tutti i fumi dall’atmosfera racchiusa all’interno, e la cupola sarebbe anche in grado di schermare i fumi provenienti dall’esterno. Inoltre fungerebbe da nuvola artificiale, portando ombra quando sia desiderabile e sole a volontà. Al suo interno potrebbe essere creato un clima semitropicale, e in mancanza di pioggia e neve le terrazze dei grattacieli verrebbero trasformate in giardini. Le città sotto cupole saranno essenziali per l’occupazione dell’Artide e dell’Antartide, ed entro il 1975 dovrebbe già essere possibile trasportare per via aerea cupole in grado di coprire piccoli centri urbani. Le cupole verranno usate anche per racchiudere delle antichità da proteggere”.

Fuller nacque il 12 luglio 1895.

Cupole geodetiche

Fuller è famoso principalmente per le sue cupole geodetiche, che sono parte anche delle moderne stazioni radar, di edifici civili e tensostrutture. La loro costruzione si basa sull’estensione di alcuni principi base dei solidi semplici, come il tetraedro, l’ottaedro e solidi con numero di facce maggiore che possono considerarsi approssimazione della sfera. Le strutture così concepite sono estremamente leggere e stabili. La cupola geodetica è stata brevettata nel 1954, ed è stata una parte fondamentale del processo creativo di Fuller teso all’esplorazione della natura per inventare nuove soluzioni di design.

Un nuovo stato allotropico del carbonio, quello dei (fullereni), e una particolare molecola di quell’allotropo (buckminsterfullerene) hanno ricevuto il suo nome. Tale stato ed il suo nome, è legato al fatto che il carbonio a livello molecolare assume in natura, nei fullereni, una struttura cava, sferica o cilindrica, del tutto analoga alle sue strutture.

In epoca di Guerra Fredda furono installate numerosissime cupole geodetiche di protezione alle grandi antenne Radar del “NORAD” in zone artiche; le cupole erano standardizzate al massimo per essere installate da personale non specializzato in zone imprevie ed in condizioni atmosferiche estreme, in due o tre giorni.

Fuller documentò la sua vita ogni 15 minuti dal 1915 al 1983. Chiamò questi documenti “Dymaxion Chronofile”, come naturale cronologia della sua vita come “progetto”. Si ritiene che la sua sia la vita maggiormente documentata della storia.

 

www.nogeoingegneria.com

Un pensiero riguardo “VIVERE IN UNA BOLLA, È IL FUTURO?

  • 15 ottobre, 2016 in 01:50
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    Enjoyed looking at this, very good stuff, thankyou . “A man may learn wisdom even from a foe.” by Aristophanes.

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