VULNERABILITÀ

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Si chiama vulnerabilità e indica la possibilità di essere feriti.

È la nostra parte più sensibile, il punto debole che consente a un eventuale aggressore di farci perdere la sicurezza.

La vulnerabilità è la parte più fragile, intima, riservata e profonda, della nostra vita interiore.

È uno spazio delicatissimo che, crescendo, dobbiamo imparare a proteggere e che, spesso, ci sentiamo costretti a nascondere.

Nei bambini la vulnerabilità è priva di difese, esposta agli assalti e alle violenze dell’ambiente.

 

Questa estrema apertura rende terribile la sofferenza dell’infanzia.

Quando siamo piccoli, la psiche non ha ancora sviluppato le strutture necessarie a tutelarsi, e il contatto immediato con la vulnerabilità può diventare dolorosissimo.

Gli adulti la chiamano: ingenuità e, dall’alto della loro maturità, la osservano con tenerezza.

Ma, proprio l’ilarità e il divertimento dei grandi, possono provocare stati d’animo così intensi da spingerci a nascondere la spontaneità dietro un muro di apparente indifferenza.

La vulnerabilità è un modo di essere e di percepire la vita, vibrante di emotività, di partecipazione e di piacere.

È una ricchezza emotiva che, purtroppo, impariamo a negare perché nella nostra società la fragilità è disprezzata.

Per diventare grandi dobbiamo dobbiamo occultare le nostre parti tenere, rivestendole con un’armatura di cinismo.

La cultura in cui viviamo immersi non sa accogliere la sensibilità, teme l’intensità delle emozioni e l’autenticità necessaria a costruire relazioni profonde e durature.

Nella civiltà dell’usa e getta ha valore soltanto il potere e, mentre l’utilitarismo spadroneggia sui sentimenti, la sensibilità è sminuita fino a renderla un difetto da eliminare.

Finché siamo piccoli possiamo sperimentare un contatto immediato e profondo con questa parte intima di noi stessi, ma durante la crescita finiamo per perderne il ricordo, identificandoci in un modello di impassibilità che annienta l’empatia per trasformarci in uomini (e donne) tutti d’un pezzo.

Il prezzo che paghiamo per conformarci alle leggi del dominio e dello sfruttamento è un prezzo altissimo, e le patologie mentali che ne conseguono sono infinite.

Abiurare in se stessi la vulnerabilità, infatti, significa amputare la parte più autentica del proprio mondo interiore e coltivare un’anestesia emotiva che, oltre ad essere la principale causa della sofferenza psicologica, è la radice di ogni guerra e di ogni crudeltà.

In questo modo il bisogno di amore e di riconoscimento ci spinge a identificarci con i valori oggi più gettonati, quelli della sopraffazione e del cinismo, inabissandoci dentro un pericolosissimo paradosso psichico.

Infatti, come si può cancellare l’amore per sentirsi amati?

Nel tentativo di ottenere approvazione e stima ci conformiamo ai modelli correnti, anche quando questo significa perdere il contatto con la ricchezza interiore.

Condannare l’amore, in se stessi e nel mondo, ci allontana gli uni dagli altri e ci priva dell’unico vero nutrimento: la condivisione della nostra intima autenticità.

Diventare grandi ha assunto il significato di una progressiva anoressia emotiva, quasi che la verità fosse nascosta fuori e non dentro noi stessi.

Per cercare l’accudimento indispensabile alla sopravvivenza, il cucciolo dell’uomo è costretto a trascurare la parte più delicata di sé.

È in questo modo che, da una generazione all’altra, si tramanda il valore della violenza.

Una violenza agita in principio contro la propria sensibilità, e poi contro tutto ciò che la rappresenta nel mondo esterno.

Da questa perversione interiore ha origine l’olocausto che sta distruggendo il pianeta, prende forma nel mondo intimo di ciascuno e si proietta nell’ambiente, uccidendo senza pietà i rappresentanti esterni della nostra segreta fragilità.

Per fermare questo pericoloso meccanismo psichico è necessario guardare in profondità dentro se stessi fino a trovare le radici della propria vulnerabilità e i semi dell’empatia, della comprensione, della fratellanza, della condivisione e della reciprocità.

Solo accogliendo il proprio potenziale emotivo, infatti, può svilupparsi la percezione necessaria a comprendere la sofferenza e l’unicità di ogni essere vivente.

Accettare la vulnerabilità in se stessi significa dare forma a un mondo finalmente libero dalla crudeltà e aprire le porte all’amore.

Per se stessi, per gli altri e per la vita.

Carla Sale Musio

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